Visualizzazione post con etichetta Alpi di Ledro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Alpi di Ledro. Mostra tutti i post

lunedì 24 giugno 2013

02/06/2013 Escursione sui sentieri della storia: monte Carone (Alpi di Ledro)

Anche quest'anno è finalmente giunto il tempo della consueta gita storica satina con l'immancabile amico e grande esperto Mauro Zattera.
Questa volta il buon Mauro ci propone il monte Carone, sopra il lago di Garda.
Durante la Grande Guerra il Carone fu trasformato dai comandi italiani in un grande complesso militare con lo scopo di sbarrare la strada ad eventuali sortite nemiche nella zona dell'Alto Garda. L'importanza strategica del luogo si intuisce facilmente dal maestoso panorama che ci fa volare idealmente al di sopra delle acque celesti del Benaco.

Ci troviamo in una ventina di satini a Riva del Garda per poi risalire la suggestiva val di Bondo, sopra Tremosine. Questa valle è stata una sorpresa per me: un cristallino torrente la percorre e ai lati salgono ripide e scoscesi crinali, guarda caso è stata nominata riserva naturale nel 1980.
Risaliamo la valle fino al passo Nota (1305 m) dove lasciamo l'auto.
C'incamminiamo lungo la strada forestale (segnavia 421) e ascoltando i sempre avvincenti racconti di Mauro il tempo scorre veloce. Dopo la bocca dei Fortini, non arrischiandomi a salire la dirupata cima con la "panza che avanza", saluto il gruppo e proseguo in solitaria lungo la strada. Oltrepasso il rifugio baita B.Segala (1250 m) e continuo fino al passo Guil (1209 m), passo che nel 2007 avevo raggiunto da Biacesa con Claudio e Flavio durante la traversata di Cima al Bal e Nara. Il cielo è cupo e tira un vento fastidioso, salgo ai prati Guil e nei pressi di un capanno di caccia mi fermo a mangiare e a leggere catturata dalla distesa blu del Garda, in lontananza si intravede la skyline degli Appennini.
Rientro poi per la medesima strada e presso un punto panoramico mi fermo ad aspettare l'allegra combriccola in discesa dalla cima; poco oltre veniamo ospitati dagli alpini in festa alla baita Segala.
Dopodiché, non prima di una bella bevuta in compagnia di Mauro al rifugio del Passo Nota, rientriamo al parcheggio.
Al prossimo anno!

Baita Rifugio Segala
Photobucket

Uno scorcio sul Garda
Photobucket

giovedì 27 ottobre 2011

08/10/2011 Camminando in val Concei: Cima Caret e Cima Parì (Alpi di Ledro)

Come ogni anno è giunto il momento di fare una puntatina nelle alpi di Ledro; siamo io, Claudio, Flavio e Max.
Parcheggiamo l'auto lungo la strada che porta a malga Trat (dove il famoso dado è stato trat..), sono 5° gradi e finalmente si respira l'aria frizzante dell'autunno.
Risaliamo la strada e nei pressi della malga (1502 m) imbocchiamo una stradina forestale che ci porta a uno slargo con un abbeveratoio. Lungo il sentiero incrociamo numerosi cacciatori con segugi al seguito il che significa che non incontreremo fauna.
Qui termina anche la strada e inizia il sentiero vero e proprio che taglia il costone occidentale del Dosso di Seaoi in direzione sud.
Alle nostre spalle si apre la meravigliosa cerchia di monti che racchiudono la val Concei: mi immagino questa valle nel periodo glaciale quando il ghiaccio copriva tutto fino a 1700-1800 metri lasciando emergere solo le cime, isole in mezzo al gelo!
Giungiamo a una forcella (1820 m) dove appare la nostra meta: Cima Parì. Beviamo un po' di the caldo e poi decidiamo di fare una piccola deviazione, proseguiamo in cresta e per trincee conquistiamo Cima Caret.
Poi scendiamo per ripidissimi prati a malga Saval (1744 m) e da questa imbocchiamo il sentiero che sale alla nostra cima.
Attraversiamo una fascia di mughi e ontani all'ombra e poi giriamo sulla dorsale baciata dal sole, spettacolare è il colpo d'occhio sul turchese lago di Ledro e sulla parte meridionale del lago di Garda.. e là in fondo.. le nebbie della pianura e oltre gli Appennini.
Ed ecco che arriva anche l'annunciato vento, ma fortunatamente non è poi così fastidioso.
Ultimi metri e siamo sulla panoramicissima Cima Parì (1991 m).
Da questa si diparte la sinuosa cresta che digrada, passando dalle già "conquistate" Cime Rocchetta e Cima Capi, fino al lago di Garda.
Ci godiamo la cima per molto tempo poi scendiamo fino alla Bocca di Savàl (1740 m) dove prendiamo il sentiero 413 che coincide con il Sentiero della Pace. Il tratto trentino di questo percorso si snoda per oltre 450 chilometri di sentieri, mulattiere, camminamenti e trincee che, ripercorrendo la linea del fronte della Grande Guerra, congiungono lo Stelvio alla Marmolada. Nei pressi della Bocca ci sono i resti di un ex comando di battaglione con ospedale e dei depositi munizioni, ovunque attorno a noi ci sono i segni e le cicatrici della Prima Guerra Mondiale.
Percorriamo a mezza costa i ripidi pendii erbosi del versante orientale dei Dossi dei Seaoi e da Trat, più in basso c'è l'alpe di malga Grassi; sui monti non molto lontani da noi si stanno scaricando rovesci nevosi.
Usciti dalla faggeta la vista si apre sulle frastagliate rocce della Mazza di Pichea, la conformazione di questa parete è spettacolare: sembra un castello formato da un susseguirsi di torri e guglie.
Ben presto giungiamo al rifugio Nino Pernici (1600 m) dove ci fermiamo a bere un caffè e a parlare con l'affabile gestore. Questo accogliente rifugio venne inaugurato nel 1929 sui ruderi di alcune baracche risalenti alla Grande Guerra. Nel frattempo, per la gioia di Flavio, comincia a cadere qualche fiocco di neve portato dal vento.
Bevuto il caffè salutiamo il gestore e, accompagnati dal volo dell'aquila, ritorniamo all'auto.

Malga Saval
Photobucket

Flavio con alle spalle il Cadria, sullo sfondo le propaggini meridionali dell'Adamello con tanto di Cornone di Blumone
Photobucket

Carè Alto
Photobucket

Il lago di Garda, le nebbie della pianura e l'Appennino
Photobucket

Le creste occidentali della val Concei
Photobucket

Foto di vetta
Photobucket

Photobucket

Rifugio Nino Pernici
Photobucket

I pinnacoli della Mazza di Pichea
Photobucket

sabato 6 novembre 2010

06/11/2010 Sopra il mare di nubi sul Monte Misone (Passo Ballino)

Ci troviamo allo Zuffo io, Claudio, Elisa e Max e partiamo alla volta del Bleggio. Varchiamo, nella nebbia più totale, il Passo del Ballino, poi risaliamo verso l'ameno paesino di Villa del Monte e da qui in breve ci troviamo al parcheggio del rifugio San Pietro (930 m).
Degli squarci fra le nebbie ci fanno intuire che sopra di esse il cielo è sereno.
C'incamminiamo su strada sterrata in direzione nord, a 966 metri prendiamo a sinistra il sentiero 412.
Prima percorriamo una sconnessa forestale poi imbocchiamo un ripido sentiero che sale per rada vegetazione. Buchiamo ben presto lo strato di nebbie e giungiamo alla Selletta del Castiol (1350 m) che s'affaccia sulla valle del lago di Tenno. Dal mare di nubi emergono le aspre alpi di Ledro.
Siamo sul versante occidentale del Misone, dapprima attraversiamo un bosco di faggi, poi un bosco di dorate betulle e fiammeggianti larici. Il sentiero gira ancora e nei pressi di Malga Tenno (1573 m) la vista s'apre su Carè Alto, Presanella e Brenta; qui troviamo anche i primi residui delle recenti nevicate.
Facciamo una breve pausa alla malga e poi saliamo per sentiero ben tracciato tra cespugli e radure, nel lato ombroso fa abbastanza freddo, ma ritorniamo ben presto ai fin troppo caldi raggi del sole.
Altri nuovi scorci ci allietano il cuore, sotto di noi si estende la val Lomasone e dietro la dorsale Casale-Brento. Ben presto eccoci sui 1803 m della cima del Monte Misone. Nanana naaa.
Il lago di Garda giace sotto il mare di nubi, emergono solo l'Altissimo e tutta la catena del Baldo. Sembra di essere ritornati ai tempi delle glaciazioni quando esistevano solo queste “isole”.
Ci godiamo la cima per quasi un'ora, poi scendiamo per lo stesso sentiero dell'andata.
Durante una pausa vicino a malga Tenno noto un movimento sul crinale, binocolo, ed ecco due bei caprioli. Riprendiamo il cammino verso la selletta del Castiol e da qui, facendo attenzione a non distruggerci le caviglie, scendiamo cautamente.
La nebbia torna strisciando nella valle di San Pietro, il tempo di scattare qualche foto a una pecceta puntellata da fiammanti larici e tutto ritorna come la mattina, umido e coperto.
Giungiamo all'auto tra le nebbie ma con la consapevolezze che oltre l'oscurità il sole splende ancora.. e ciò succede qui come in tutte le cose della vita!

Infiniti monti
Photobucket

Nebbie
Photobucket

Autunno sulle alpi di Ledro
Photobucket

Foto di gruppo con il Brenta sullo sfondo
Photobucket

Altre foto qui