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giovedì 25 luglio 2013

07/07/2013 Sotto ardite pareti in Vallunga (Val Gardena)

Oggi decidiamo di fare una comoda camminata nel Parco Naturale Puez-Odle, precisamente nell'amena Vallunga, una laterale della val Gardena, valle che percorsi nel 2003 per salire al Piz Duleda e che m'era rimasta in mente per la sua particolare bellezza.
Lasciamo l'auto nel parcheggio a pagamento all'imbocco della valle e percorriamo la comoda strada di fondovalle. Superiamo la chiesa di San Silvestro (1632 m) e siamo ammaliati dalle superbe pareti verticali che racchiudono ai lati la valle.
La nostra attenzione è catturata dalla processione di gente che risale l'aerea via ferrata Sandro Pertini.
Proseguiamo fino alla testata della valle dove ci fermiamo a mangiare un panino sulle rive di un torrentello.
Scacciati da dei vitelli invadenti, ritorniamo a valle percorrendo a tratti un sentiero alternativo rispetto a quello di andata.

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sabato 16 febbraio 2013

16/02/2013 Ciaspolata Malga di Planol / Planeil (Val Venosta-Alto Adige)


Quest'oggi partiamo a piedi direttamente dall'albergo dove alloggiamo, l'accogliente Gasthof Gemse nel piccolo e pittoresco villaggio di Planeil/Planol, in val Venosta.
La temperatura è -6 e c'incamminiamo verso la Chiesa, qui prendiamo il sentiero 10 che già da subito comincia a salire con relativa pendenza.
Risaliamo a zig zag per un arioso lariceto fintanto che non giungiamo in campo aperto. Questo sentiero è da fare assolutamente solo in condizioni di neve sicure perché taglia praterie alpine con terreno aperto fino alla zona di vetta e qualche canalone.
Proseguiamo in costa, il sentiero in parte è battuto in parte no perché il vento ha portato in giro la neve. La vista che si apre alle nostre spalle è grandiosa e comprende la val Monastero, il gruppo del Sesvenna, il massiccio dell'Ortles e una parte di Val Venosta.
Noi proseguiamo verso nord est con lo sguardo puntato sulle ardite cime che coronano la val di Planoil/Planeil.
Dopo aver superato alcuni traversi un po' ostici giungiamo alla malga di Planeil (2203 m), nel frattempo il cielo si è coperto e scende qualche fiocco di neve portato dal vento. La malga è chiusa, però l'antistante veranda vetrata è fortunatamente aperta e quindi mangiamo al riparo e al "caldo".
Quando stiamo per andar via giungono altri due ciaspolatori, le uniche persone incontrate finora.
Scendiamo ora lungo la comoda strada forestale, anche qui incontriamo dei grossi accumuli eolici.
Attraversato un lariceto giungiamo nel fondovalle. Siamo immersi in un sogno bianco: il cielo è lattiginoso, sulle ardite cime sta nevicando e solo il rio solca la distesa di neve che qui rimane per via dell'esposizione. Il manto nevoso è coperto da innumerevoli impronte di ungulati.
Scendiamo così lungo la strada che scende a fianco del rio Puni e giungiamo così in albergo soddisfatti di aver scoperto l'ennesimo gioiello dell'Alto Adige.

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sabato 12 gennaio 2013

12/01/2013 Semiciaspolada a Cima Lasta/Astjoch (Alpe di Luson)

Finalmente si prospetta un sabato con bel tempo e alta visibilità, ci accordiamo con Max P - che è da tanto che non vediamo - e decidiamo di andare sull'alpe di Luson, un posto dove non siamo mai stati.
Dopo Siusi, Luson è il secondo più grande altopiano dell'Alto Adige. L'omonima valle che conduce a esso si trova a est di Bressanone ed è chiusa dal Sass de Putia, lambisce il massiccio della Plose ed è divisa dalla val Pusteria dall'alpe di Rodengo e Luson.
Dopo un viaggio infinito ci ritroviamo nel parcheggio vicino alla malga Reaswiese (1660 m) . Il termometro dell'auto oscilla tra -3°/4°, ma il sole ci riscalda con i suoi tiepidi raggi. Siamo in dubbio se portare le ciaspole o meno, l'itinerario è conosciuto e battuto, si, no, boh.. alla fine le porto.
C'incamminiamo lungo la strada e poco oltre alcune macchine ci sorpassano... uhm sulla cartina c'era un divieto, ma non sembra.. infatti poi scopriremo che 200 metri più in altro c'è un altro parcheggio.
Usciamo dal bosco e ci troviamo sull'alpe dinnanzi a un panorama grandioso.
Aaah gli altopiani mi mancavano!
Risaliamo lungo una pista ben battuta fin quasi al rifugio Rastnerhütte, da dove la vista si apre anche sulle cime innevate della Val Aurina. Tocchiamo il rifugio Starkenfeldhütte (1939 m) e proseguiamo sulla strada: qui abbiamo il nostro primo incontro con uno sciatore trainato dai cani (denominato sci-can :D): oggi c'è una gara di questa disciplina.
Abbandoniamo la strada e imbocchiamo il sentiero che sale verso la nostra meta; dopo una rampa micidiale fa capolino la grossa croce di vetta.. ed ecco il vento.. sempre più forte.
Giungiamo in cima ai 2194 metri dell'Astjoch o Burgstall e fa un freddo tremendo. Sotto di noi c'è Brunico, dietro emergono le Dolomiti della val Badia, il Sas de Putia, le Odle, Plose, i Sarentini e monti di Fundres.. spettacolo a 360°!
Scambiamo due chiacchiere con un "compaesano" e poi ci diamo alla fuga. Decidiamo di andare a pranzare al caldo in uno dei tanti rifugi e malghe che puntellano l'alpe; stanca di portare le ciaspole sulla schiena le indosso.
Scendiamo verso un valico e da qui alla sottostante strada; evitando slitte e cani annessi giungiamo a un centinaio di metri sopra il rifugio Kreuzwiesen o Prato Croce (1926 m). Tagliamo per un prato e per il bosco, ci incasiniamo un po' sul ghiaccio e su alcuni cespugli ma alla fine giungiamo al rifugio.
Ci sediamo all'aperto riparati dal vento. Io e Max ordiniamo orzetto, Claudio un "secchio" di pasta e nel frattempo contempliamo il Sass de Putia.
Concludiamo il pranzo con un tocco di dolce, il famoso Kaiserschmarren, e poi ci diamo alla fuga perché il vento infine è giunto anche qui. Con le mani e i piedi congelati ci avviamo sulla strada del ritorno.
Inizialmente percorriamo la strada battuta, poi deviamo su un sentiero che attraversa rivi e boschi, un'ultima pausa presso una bella baita di legno e poi ritorniamo sull'alpe e ripercorriamo la strada fino al parcheggio.
..e con un incantevole tramonto finisce alla grande anche questa giornata.
Gli altopiani non deludono mai!

Alpe di Luson
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Scorci grandiosi
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Gli ultimi passi prima della vetta
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Claudio e dietro i monti di Fundres
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Io, Brunico e i monti della Val Aurina
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Uno sguardo sulle Dolomiti della val Badia
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Sass de Putia
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Tramonto
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mercoledì 25 luglio 2012

22/07/2012 Fischia il vento sulla Hochwart/Guardia Alta (Gruppo di Tessa - Val Pusteria)

Indecisi su dove recarci apriamo uno dei tanti tomi escursionisti sull'Alto Adige che abbiamo in libreria e tac: Hoch wart, bella e panoramica cima con laghetto annesso. Deciso.

Risaliamo la val Passiria e, dopo un'imprevista deviazione a Scena, giungiamo a Rifiano dove prendiamo per Vernuer. La strada pare non finire mai, ma dopo tot finalmente giungiamo ai masi Öberst (1387 m) dove parcheggiamo l'auto.
Smontiamo dall'auto e subito siamo investiti da micidiali e fredde folate di vento.
C'intabarriamo e partiamo seguendo il segnavia 5.
Percorriamo una strada forestale che prosegue quasi in piano nel bosco e giungiamo al solco vallivo della Saltauser Tal, dove il sentiero comincia a inerpicarsi di brutto. Alle nostre spalle si dispiegano i Monti Sarentini.
Superiamo l'Untere Obisell-Alm (1997 m) e un ultimo strappetto ci porta nei pressi della malga Obere Obisell-Alm (2160 m) e dell'omonimo lago.
Dopo una breve sosta cominciamo a risalire per pendii erbosi e pietraie verso la nostra meta.
Giungiamo infine sui 2452 metri della Hoch wart/Guardia Alta con grandioso panorama su Merano, sulla bella val Sopranes e sulla val Venosta dove sta piovendo; sui tremila di confine invece sta nevicando.
Il vento ci sprona ben presto a ritornare a valle, percorriamo la bella cresta erbosa e poi scendiamo lungo il sentiero seguendo gli ometti. Dal cielo cade qualche fiocco di neve portato dal vento.
Costeggiamo la riva orientale dell'Obisell see; io mi fermo a far qualche foto a degli eriofori con lo sguardo magnetizzato dalla piramide dell'Ifinger che si staglia sullo sfondo.
Giunti alla malga decidiamo di mangiar qualcosa di caldo e dopo aver scartato l'idea di pranzare all'aperto, ci rintaniamo all'interno.
Dopo un sontuoso pranzo prendiamo la via del ritorno. Nei pressi dell'Untere Obisell-Alm seguiamo il sentiero 21 che taglia il versante nord orientale della Hoch wart e, dopo un simpatico incontro con alcune curiose caprette, giungiamo alla Hahnenkamm alm (2041 m).
Un'ultima sosta e poi in marcia; a circa 1950 metri prendiamo il sentiero 21 A e in men che non si dica ritorniamo al punto di partenza.
Ennesima proficua spedizione altoatesina.

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lunedì 23 luglio 2012

01/07/2012 Alla scoperta della val Racines: salita alla cima La Bianca/Ratschinger Weisse

In 28 satini partiamo alla volta della Val Racines/Ratschingstal, la graziosa valletta che da Vipiteno s'inoltra fino a Vallettina/Flading (1482 m)
Parcheggiamo alla testata della valle e siamo pronti a partire. Il cielo è terso e fa molto caldo.
Attraversiamo il rio Ratschingsbach e imbocchiamo il sentiero 30 che, dopo un inizio dolce, comincia a salire ripido, ma fortunatamente siamo all'ombra di una fitta peccetta.
Oltrepassiamo il limite del bosco e ci ritroviamo su un'immensa e verde alpe puntellata qua e là da rododendri.
Ben presto giungiamo ad una baita (1924 m) dove facciamo una pausa e ci rinfreschiamo in una piccola fontana.
Il sentiero, dopo aver attraversato una radura, s'impenna ulteriormente e risale le pendici sud occidentali dello Schönauer berg. Nei pressi di una bella cascata ci rinfreschiamo ulteriormente.
Proseguiamo poi con pendenza più dolce; l'alpe è costellata da piccole torbiere e da greggi inquieti di pecore. Incontriamo anche i primi nevai.
Risaliamo alla Ratschinger Scharte (2480 m) e la vista si apre sulla val Ridanna/Ridnauntal, meta di future gite.
Dal valico risaliamo attraversando radure, rocce montonate, nevai e piccoli specchi d'acqua e giungiamo all'attacco della nostra cima.
A precipizio sotto di noi si apre una profonda valle coronata dall'ardita Zirmaidspitz, sullo sfondo si dispiega la cresta che unisce la Piccola di Monte Croce con la Grande.
Il sentiero s'impenna alla grande, in alcuni punti è un po' esposto, ci sarebbe anche un cordino ma è mezzo divelto. Superatolo eccoci in cima ai 2822 metri de La Bianca/Ratschinger Weisse.

Stiamo in cima un bel po', ma ben presto il cielo si ricopre di nubi ed è ora di rientrare. Scendiamo con attenzione la parte scabrosa e nei pressi di uno dei piccoli laghetti prendiamo il sentiero 31 che corre a destra su dorsali erbose. Un ultimo sguardo sui laghi Glecksee e caliamo sempre più, nei pressi di una radura ci fermiamo per una breve pausa.
Un aquila solca il cielo.
Riprendiamo poi il cammino, riattraversiamo le cascate, la malga e in breve eccoci al pullman, un'ultima birretta e poi tutti a casa, soddisfatti della bella gita!

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sabato 31 marzo 2012

31/03/2012 Ciaspolada al cospetto dei Giganti: rifugio Martello (Cevedale - Val Martello)

Con Claudio, Flavio e Max siamo in viaggio da quasi 2 ore...e ci sembra un'infinità!
Stiamo risalendo la val Martello, una valle laterale della val Venosta che s'inoltra nel cuore del gruppo Ortles - Cevedale. Oltrepassiamo il lago di Gioveretto e affrontiamo gli ultimi ripidi tornanti che ci conducono al rifugio Genziana/Henzianhütte (2051 m) dove parcheggiamo l'auto.
Ci cambiamo e imbocchiamo il sentiero 151 che attraversa un bel bosco di cembri, al suolo c'è poca neve. Proseguiamo un po' e poi calziamo le ciaspole, più per non scivolare che per reale bisogno, e in breve siamo al rifugio Nino Corsi/Zufallhütte (2265 m). Nei pressi della graziosa chiesetta facciamo una piccola pausa: la giornata è tersa e splende il sole, ma tira un vento fastidioso che s'insinua ovunque.
Con la coda dell'occhio vedo un movimento sui verdi pascoli della val Mandriccio, prendo il binocolo di Max e intercetto così due grossi camosci.
Ci rimettiamo in marcia e costeggiamo una valletta con una parete ricoperta di colate di ghiaccio, a terra c'è neve dura. Superiamo questo sbalzo e giungiamo al muraglione di pietra eretto un secolo fa per bloccare eventuali esondazioni dai laghetti glaciali nel Rio Plimabach.

Dinnanzi a noi si apre un ampio vallone di una bellezza sconcertante, quasi patagonica.
Macchie di prateria color ocra che emergono dalla neve, un sottile filo d'acqua che solca il fondovalle, cime severe ai lati e all'orizzonte le grandi vette con i loro ghiacciai, su tutte svetta fiera la Zufallspitze. Alla nostra sinistra, su uno sperone roccioso ai piedi di cima Venezia si staglia la nostra meta, il rifugio Martello.

Percorriamo il sentiero invernale e, accompagnati dal fluire dell'acqua, attraversiamo il fondovalle fino a che non giungiamo all'attacco del muro di 200 metri che ci separa dal rifugio.
Saliamo alla spicciolata, bisogna far attenzione perché la neve è dura e in alcuni tratti c'è ghiaccio scoperto, ma fortunatamente i ramponi delle ciaspole mordono bene.
Mi prende la frenesia, mi alzo velocemente, poi mi fermo ad aspettare i miei compagni d'avventura e toh..appena mi giro lo sguardo è attratto dalla superlativa piramide del Gran Zebrù... senza parole.
Finalmente superiamo il tratto ostico e in breve siamo al Rifugio Martello/Marteller hütte (2610 m) frequentato da molti scialpinisti. Dopo aver pranzato, più per ripararci dal vento fastidioso che altro, entriamo in rifugio a bere qualcosa di caldo.
Dalla finestra ammiriamo estasiati il passo della Forcola, la Zufallspitze, la Suldenspitze, il Konigsspitze, la Mutspitze, il Pederspitze e via dicendo.

Finita la contemplazione ci prepariamo per il ritorno.
Ridiscendiamo con cautela il ripido salto e nel fondovalle seguiamo la pista battuta all'andata perché appena si esce da questa si sprofonda nella neve bagnata.
Sfioriamo nuovamente il rifugio Corsi e, dopo aver incontrato un buffo personaggio uscito direttamente dal set di Beautiful, raggiungiamo all'auto.
Ci attende il lungo viaggio di rientro verso Trento... ma un'agoniata tappa alla Forst ci rende il viaggio decisamente più piacevole!!!

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