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giovedì 29 novembre 2012

24/11/2012 A Malga di Brez e Monte Ori (Maddalene)

Oggi siamo in compagnia di Renato e ci troviamo in alta val di Non, alla forcella di Brez (1398 m).
C'incamminiamo lungo la forestale e dopo neanche pochi metri facciamo una deviazione che ci fa imbattere in due caprioli in fuga.
Ritorniamo sulla strada e la seguiamo per un po': i profili del Cornicoletto e della Belmonte si stagliano limpidi su di un cielo azzurro. Visto che le strade "trafficate" non ci piacciono compiamo una lunga deviazione che ci porta ad esplorare il biotopo della Palù Longhia: un capriolo femmina con i suoi due piccoli attraversa di corsa la palude. Cominciamo ad imbatterci nelle prime consistenti macchie di neve, attraversiamo rivoli e rivoletti evitando, ma non sempre, di farci un pediluvio.
Reintercettiamo la strada forestale e poco dopo imbocchiamo il sentiero che, percorrendo una stretta valletta, ci porta sugli ampi pascoli di malga Monte Ori o malga di Brez (1845 m) dove il panorama si apre verso le Dolomiti fassane e il Lagorai.
Pranziamo al tepore del sole e poi risaliamo le praterie del Monte Ori dove la vista s'apre sulle Maddalene, il Brenta e altre innumerevoli cime. Con la coda dell'occhio vedo un movimento fulmineo, due caprioli si stanno rincorrendo vicino al limite del bosco.
Per la discesa svalichiamo in terra alto atesina e prendiamo il sentiero 026 che ci conduce alla Sam Alm (1778 m), una vecchia e fatiscente malga. Qui, dopo un iniziale tentennamento, imbocchiamo una lunga e alquanto noiosa strada forestale che ci riporta al passo di Brez.

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sabato 28 luglio 2012

28/07/2012 Con Goccia (e gocce!) su Cima Trenta (Maddalene)

Accantonati progetti più impegnativi per via della solita maledizione meteo del weekend, con Claudio ed Elisa, si decide di andare nelle Maddalene e di conquistare, tempo permettendo, Cima Trenta o Welsherberg, denominata monte dai due nomi. Il nome italiano deriva da una sottostante vecchia malga di Trent, quello tedesco proviene dal fatto che la montagna si trova sul confine col Trentino e quindi con gli italiani ("welsch" nel dialetto tirolese).
All'alba percorriamo la selvaggia e lunga Val di Bresimo e giungiamo alla malga Bordolona di Sotto (1806 m) dove lasciamo l'auto.
Il cielo sopra le nostre teste è terso, per ora le nubi si sono incagliate a sud.
Una bellissima cagnolina, Goccia, già da subito ci prende in simpatia e infatti ci seguirà per tutta la giornata.
Prendiamo il sentiero con segnavia 112 che, dopo un'iniziale incertezza, sale i pascoli in direzione nord. Oltrepassiamo i ruderi della ex Malga Scalet di Sopra dove una mandria di mucche comincia a puntarci.
Lo sguardo è attratto dalle cime che costellano la val di Bresimo: da ovest la dorsale Cima Zoccolo - Castel Pagano, Cima Tuatti, Cima del Lago, la nostra Cima Trenta e a nord est Cima Binasia e il Monte Pin.
Superiamo il bivio con il sentiero Aldo Bonacossa, il 133, e saliamo verso il Passo di Val di Clapa/Klapfbergjoch, valle percorsa qualche mese fa con le ciaspole.
Qui abbandoniamo il sentiero ufficiale, che perde quasi 170 metri, e tagliamo in quota per brulle praterie e pietraie fino a congiungerci con il sentiero 12 e di lì a poco siamo alla malga Hinter die Mader (2323 m) dove facciamo una breve pausa.
Nel frattempo il cielo si è coperto, e proprio dietro cima Trenta e Mattonara cominciano a formarsi cumuli... nonostante siano appena le 10 di mattina.
Saliamo di buona lena fino al valico (2502 m) che separa Cima Trenta da cima Mattonara: la vista s'apre d'incanto sull'idilliaca valle di Montechiesa e sullo sfondo si stagliano i monti della val d'Ultimo; ad ovest occhieggiano i bellissimi Laghi di Alplaner ad est dei piccoli laghetti senza nome.
Il tempo è sempre più incerto, cade qualche goccia, decidiamo comunque di salire in cima, mancano solo 100 metri circa e il rientro da lassù è più corto.
Saliamo su ripida cresta fino a uno sbalzo dove bisogna usare le mani, qui ci diamo da fare per aiutare la nostra affettuosa amica a quattro zampe.
Un tratto di cresta e eccoci su cima Trenta (2636 m), non c'è croce, solo una scritta sulla roccia.
Brontolii lontani. Non facciamo nemmeno la foto di vetta e cominciamo a scendere velocemente per la facile dorsale sud - sud ovest, in caso di temporale meglio evitare di stare allo scoperto.
Raggiungiamo il passo Alplaner (2424 m). Inizia a piovere, prima leggermente, poi sempre più forte. Indossiamo la ventina e cominciamo a discendere lungo la val del Vento seguendo il sentiero 136.

Camminiamo, quasi corriamo, sotto l'acqua.
Echeggiano i tuoni: non sono vicini, ma nemmeno troppo lontani per stare tranquilli.
Sono calate le tenebre e non è nemmeno mezzogiorno, le cime ci circondano scure e truci, ammantate dalle nubi. Mi sento di troppo in questo ambiente ostile.

Siamo forse nelle lande desolate di Mordor? Da un momento all'altro mi aspetto di vedere bande di orchetti!
Non è forse il Morannon, il Nero Cancello, quello laggiù?

Rumore di pioggia, eco di passi, strusciare di mantelle, scrosciare di rivi, brontolii.

Ci accorgiamo che il sentiero fa un giro un po' troppo ampio e vista l'urgenza cominciamo a tagliare giù per un vallone.
Con i piedi ormai in ammollo capitomboliamo sul sentiero 112.
Smette di piovere e il cielo comincia a riaprirsi, giungiamo così alla malga Bordolona di Sopra (2084 m).
Qui prendiamo il sentiero che taglia la strada forestale e poco sopra malga Bordolona di Sotto ci fermiamo a pranzare.
Sfiniti dalla corsa e dallo stress psicologico causato dal temporale ci lasciamo riscaldare e asciugare dai caldi raggi del sole.

Le ultime coccole a Goccia che c'ha fatto un po' da guida, un po' da angelo custode, una birretta in malga e poi via verso a casa.

Il sole splende e tutto ha ripreso colore.


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sabato 24 marzo 2012

24/03/2012 Pedorampociaspolata al Breitbichl (Maddalene – Val d'Ultimo)

La giornata inizia con una lastra di ghiaccio che mette a dura prova la mia povera Clio, ma la "piccola" non molla e finalmente raggiungiamo una comoda piazzola.
Siamo all'imbocco della val Clapa/Klapfbergtal in Val d'Ultimo/Ultental.
Ci carichiamo sulla schiena zaino e ciaspole e c'incamminiamo lungo la strada forestale contrassegnata con il segnavia 16.
Dopo due tornanti decidiamo di mettere i ramponcini per evitare di schiantarci sul fondo ghiacciato.
Poco dopo, sulla nostra destra, incrociamo la strada forestale che sale alla Londaialm; decidiamo di prendere questa, anziché il sentiero, perché meno ripida.
La strada è ricoperta da un sottile strato di neve. Non sono passati umani, ma in compenso sono passati tantissimi animali.. grosse impronte di cervo, saltellanti scoiattoli, barcollanti tassi, le piccole pinze del capriolo, camosci.. c'è di tutto.
La strada asseconda la dorsale della montagna e tra gli alberi fa capolino l'Orecchia di Lepre: il cielo si sta incupendo e là cominciano a cadere i primi fiocchi.
Siamo in pieno versante nord, sulla strada ora ci saranno 20 centimetri di neve, io ed Elisa decidiamo di indossare le ciaspole e battere strada per Claudio che n'è sprovvisto.
Arranchiamo con fatica sulla neve bagnata, sotto i piedi si forma uno zoccolo tremendo.
Giungiamo all'incrocio con il sentiero 16A, non c'è più neve, ci togliamo le ciaspole e risaliamo in un bel bosco di abeti verso la Londaialm.
Un ultimo strappetto ed eccoci alla malga (2084 m) dove faccio involare 5-6 pernici bianche.
Il luogo è idilliaco: alle spalle svetta Cima Trenta e di fronte si apre l'anfiteatro della val Clapa con le selvagge cime del Monte Faggiola, la Stubele, la Cima Binasia e via fino al passo Clapa.
Prima di attaccare la cima pranziamo comodamente su delle panche. Nel frattempo il cielo si è coperto e anche qui cominciano a cadere i primi fiocchi di neve.
Nascondiamo gli zaini e le ciaspole dietro la malga e c'avviamo verso la nostra cimetta liberi da fardelli. La vegetazione ora lascia spazio ai pascoli, seguiamo il sentiero sgombro da neve.
Ad un certo punto odiamo uno strano rumore, ci giriamo ed ecco due pernici volar via. Poi di nuovo silenzio.
Proseguo estasiata, giro l'angolo e riecco un frullare di ali.. le stesse due pernici s'involano a pochi metri da me... fantasmi bianchi in un cielo grigio.
Ecco la croce... siamo sul Colle Largo/Breitbichl (2287 m).. sotto di noi si apre la val d'Ultimo e di fronte è un tripudio di cime strepitose il Grande Ladro/Hoher dieb, l'Orecchia di Lepre/ Hasenhorl, Zufritt e Sternai.
Scattiamo foto a raffica e poi ritorniamo alla malga che ora è baciata dal sole.
Ci stravacchiamo sulla panca ed è di nuovo silenzio.

Dalle scandole di legno del tetto gocciala l'acqua di fusione della neve.
I forcelli pigolano nascosti negli arbusti vicino alla malga.
Che pace. Starei qui tutta la settimana.
Passerei le giornate a esplorare ogni angolo della valle e a leggere un buon libro.
La sera starei fuori a guardare le stelle con la speranza di udire il malinconico ululato del lupo solitario che frequenta queste zone.
Solo contro tutti (o quasi). In passato è stato scacciato. Sterminato.
E' arrivato fin qui dalla Svizzera.. e prima ancora dagli Appennini.. è ritornato nei suoi territori.. sopravvivrà? Lo raggiungerà una compagna, magari di origine dinarica? Formerà un branco?
Chi lo sa.. in cuor mio spero tanto di sì.
Poveri grandi predatori.. crocifissi da tutti... tacciati di essere dei mostri sanguinari.. degli assassini.. quando l'assassino vero è un altro, il più micidiale dei predatori, colui che sta compiendo la più grande estinzione di massa. Noi.

E' ora di rincasare, indossiamo i ramponcini e cominciamo la discesa. Ai margini di un pascolo vedo di sfuggita un cervo che fugge celermente nel bosco.
Per scendere imbocchiamo il ripido sentiero 16a. A tratti è ricoperto dalla neve, ad un certo punto notiamo un'impronta sospetta. Potrebbe essere di lupo, nei paraggi non ci sono impronte umane.
Troviamo altre impronte, però la neve è poca ed è impossibile ricostruire un'ipotetica pista, ma la sola idea che potremmo seguire le sue tracce ci esalta.
Giungiamo infine sulla forestale dove i nostri ultimi passi sono accompagnati dallo scrosciare del rio Klapf.

Forse la montagna, in ogni sua forma, è il nostro paradiso terrestre, concessoci perché sia meravigliosa e non grave la nostra permanenza su queste lande.” C.Roccati (da “Lacrime nella Pioggia”)


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martedì 27 dicembre 2011

Full immersion Maddalene


Tra la fine di novembre e dicembre ci siamo dati alla "conquista" di nuovi territori, la nostra attenzione si è spostata verso le Maddalene, la selvaggia catena montuosa che chiude l'alta val di Non.

Il 27 novembre con gli amici Carla e Renato ci siamo diretti a Proves-Proveis. Parcheggiata l'auto al maso Thal (1475 m) c'inoltriamo verso la testata della valle che percorre le pendici meridionali del Monte Ometto-Mandelspitz.
Giunti a malga Manzara-Stierberg alm (1850 m) facciamo una piccola pausa; le temperature sono ancora troppo alte!
Prendiamo il sentiero 12 e, dopo aver incrociato un branco di camosci, giungiamo in cima al Monte Faiden-Faidenberg (1993 m) dove ci fermiamo a pranzo.
La vista sulla val di Non e la diga di Santa Giustina è molto suggestiva, le nebbie strisciano e giocano con le pendici dei monti creando un magico effetto quinte.
La situazione neve è pessima, ce n'è solo nei versanti settentrionali del Brenta e nei versanti a sfavore di sole delle Maddalene.
Ritorniamo poi sui nostri passi per la medesima via dell'andata. Prima di giungere all'auto, sui versanti nord-orientali del Faidenberg avvistiamo numerosi camosci.

Il 9 dicembre eccoci di nuovo in zona Proves, questa volta con Renato e un altro Claudio. Parcheggiata l'auto a Proves (1422 m) c'incamminiamo verso il passo Fresna (1457 m) dove imbocchiamo il sentiero 147 che s'inoltra in val Mariole.
Giunti sulla strada cementata di fondovalle la percorriamo fino a quota 1600 metri dove proseguiamo su sentiero 147: la salita è "estenuante". Nei pressi del Bait dal Ranzi (1850 m) prendiamo una traccia di sentiero che, proseguendo in costa, gira sul versante della val di Lavazzè.
Giunti in una radura la traccia si perde così decidiamo di salire alla bene e meglio verso l'alto: "tanto ghe el sentiero comodo".
Con non poche difficoltà ci alziamo fino al Monte Alto (2031 m) e qui prediamo il Sentiero Bonacossa.
Il cielo è velato dalle nubi, solo verso nord è sereno.
Scendiamo al rifugio Maddalene- ex malga Val (1925 m) dove facciamo una breve pausa. Dietro alla malga avvistiamo 7 camosci che a loro volta osservano 3 cacciatori recuperare un “trofeo”, probabilmente un loro fratello.
Caliamo poi lungo la erta forestale fino all'auto. Durante la discesa vediamo altri 5 camosci sui canaloni erbosi che scendono dal versante sud occidentale del Faidenberg.

Non c'è 2 senza 3 e rieccoci sulle Maddalene, questa volta per l'uscita su campo - dopo due lezioni teoriche - del corso "Sicurezza in ambiente innevato" organizzato dalla sezione SAT di Lavis e Pressano.
Finalmente l'ambiente è invernale!! Partiamo con -4° e il paesaggio è imbiancato.
Siamo in 25: 13 ciaspolatori e 12 scialpinisti.
L'istruttore ci consegna gli ARVA e ci spiega il funzionamento, poi partiamo verso malga Cloz (1734 m).
La temperatura è rigida, c'è il sole, ma un vento fastidioso spazza le montagne.
Nei pressi di questa malga ci vengono spiegate nozioni sui tipi di neve e sulla meteo.
Osservo le ormai famigliari cime del Faidenberg e del Monte Alto: finalmente sono innevate!!!
Finite le spiegazioni ci alziamo verso il Malghetto di Cloz (1894 m) e da questo ci spostiamo verso il passo Castrin e l'omonima malga (1813 m) dove pranziamo.
Nei pressi di questa malga facciamo delle dimostrazioni di ricerca con l'ARVA. Ascoltiamo attenti mentre la bufera imperversa, il vento alza in continuazione vortici di ghiaccio e neve.
Finita la lezione in breve scendiamo al parcheggio, soddisfatti di questo breve ma intenso corso.

Proves
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Stierberg alm
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Camosci
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Orizzonti
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Sbinocolando sul Monte Alto
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