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mercoledì 30 maggio 2012

30/05/2012 In compagnia di un lupo sulla cima più alta di Somiedo: El Cornon

Eccoci alla seconda gitona della settimana:, meta El Cornon, la cima più alta del parco.
Iniziamo il cammino dal paesino di Santa Maria nei pressi del Puertu di Somiedo, dove una miriade di balestrucci ci danno il benvenuto.
Proseguiamo su una strada bianca chiusa al traffico e a un bivio giriamo a sinistra attraversando il Rio Bayo.
All'improvviso sentiamo degli schiamazzi, non siamo più abituati ai rumori molesti! Arriva un gruppetto di persone che ci supera e va oltre. Procediamo lungo il sentiero che percorre la Veiga Cimera, quand' ecco che incontriamo un bel po' di vacche, solo che tra queste ci sta pure un grosso toro! Perplessi sul da farsi, ecco che ci raggiunge un altro chiassoso gruppo di persone, approfittiamo della massa e superiamo il toro.
C'è gente ovunque, ma per fortuna come appare scompare e ritorna la pace.
Ora il sentiero comincia a inerpicarsi sul versante nord orientale del Miru la Piedra, costone ricoperto da erica violacea e da gialle ginestre, tra gli arbusti fa capolino un uomo a dorso di mulo.. altro che quad!
Giungiamo a un valico con vista sulla dirimpettaia Pena Penouta e l'omonima valle sottostante.
Proseguiamo lungo un sentiero che perde un po' quota e attraversa piccole radure, alla nostra sinistra si stagliano le creste de L'Altu Prefustes, sulla destra il Miro Malu. Sulla pista rinveniamo una fatta di lupo con peli di cinghiale.
Raggiungiamo un altro valico con vista sul nostro Picu del Cornón: mii.. è ancora lontano!
Max vede all'orizzonte una cicogna solcare il cielo.
Ora siamo sulle Mozarras, un altopiano di silicio tappezzato di ginepri e mirtilli e solcato da numerosi corsi d'acqua, piccoli laghetti e qualche nevaio. Qui i soliti segnali spariscono quindi proseguiamo un po' a casaccio con lo sguardo puntato sulla nostra meta e sulle vicine Peña Blanca e El Fontanón.
Finalmente ritroviamo il sentiero ufficiale ed eccoci alla base del Cornon. Anziché prendere il sentiero che sale diritto in cima, prendiamo la via di cresta ed in men che non si dica eccoci sui 2188 metri del Cornon, sul confine tra Leon e Asturie, con splendida vista sulla Cordillera Cantabrica e su innumerevoli valli e convalli.
Ci sono moltissime mosche e moscerini e per questo motivo, a momenti, la vetta si riempie di nuvole di rondoni a caccia.
La giornata è tersa, siamo soli e ci stravacchiamo a contemplare il tutto.
Claudio sbinocola a destra e a manca e individua qualche camoscio che prende fresco su alcuni nevai della valle del Riu Cornon, li osservo anch'io, poi mi sposto pian piano sulla destra finché non giungo su un altro nevaio e.. flash.. vedo un animale sdraiato sulla neve.. non è un camoscio..e qui scatta la mia famosa frase "Non per creare falso allarmismo, ma quello NON è un camoscio.. mi sa che è un lupo" e infatti LUPO fu!!! Mucha mucha mucha suerte!
Max riesce a intercettarlo, Claudio purtroppo no.
Ha la pelliccia molto scura, quasi subito si alza (ci avrà sentito anche se eravamo così distanti?), attraversa un ghiaione, un altro nevaio e sparisce fra i massi mettendo in allarme un paio di camosci.
Un lupo!!!! Se vedere l'orso è stato un colpo di fortuna, questo è stato un miracolo!
Che incontro emozionante!
Con un grifone che ci gira a pochi metri dalla testa continuiamo imperterriti a sbinocolare con la speranza di rivederlo e farlo vedere al Claudio.
Ma niente, sparito come un fantasma.
Dopo due ore di sosta decidiamo, seppur a malincuore, di rimetterci in marcia.
Riscendiamo dal Cornon e questa volta prendiamo il sentiero corretto, quello che percorre la dorsale con vista sulla valle di Almozarra.
Dopo un'altra piccola sosta ripercorriamo le vallette attraversate all'andata. Sto sbinocolando verso la Pena Penouta quando un movimento sul pianoro sottostante attira la mia attenzione, è una volpe che si aggira fra i cespugli, ci fermiamo ad osservarla zizzagare per un bel po'.
Ritorniamo poi al valico sul Miru La Piedra, non prima di aver avvistato anche un capovaccaio e un'albanella minore.
Percorriamo stancamente l'ultimo tratto di sentiero nel fondovalle e giungiamo a Santa Maria accaldati e bruciacchiati dal sole, ma soddisfatti su tutti i fronti.

Ogni cima che raggiungi non è altro che una tappa intermedia” Seneca


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continua

martedì 17 aprile 2012

Coppia di lupi sui Lessini?

Buone.. ottime notizie :)


Fonte L'Arena.it


15/04/2012 Il lupo Slavc fa coppia fissa - Ha trovato la «sua» Giulietta

BOSCO CHIESANUOVA. Prima la segnalazione dei cacciatori, poi i dati satellitari del radiocollare: tutto corrisponde

Le tracce sulla neve sono chiare: gli agenti della Forestale e del Parco le hanno seguite per sei chilometri e confermano la presenza di due esemplari che si muovono insieme


Si chiama Slavc ed è un giovane lupo sloveno arrivato in Lessinia dopo un migliaio di chilometri percorsi: ma il suo nome potrebbe essere Romeo perché qui ha trovato la sua Giulietta, una lupa con la quale, probabilmente da alcune settimane, fa coppia fissa. Lo hanno scoperto gli agenti del Comando stazione di Bosco Chiesanuova del Corpo forestale dello Stato e i guardiaparco del Parco naturale regionale della Lessinia, che sono rimasti sorpresi e felici. La nevicata dei giorni scorsi ha permesso di vedere quello che finora si era pensato, sperato, immaginato ma di cui mancavano riscontri concreti. Sui 20 centimetri di neve fresca, caduta fra martedì e mercoledì scorso in alta Lessinia, alcuni cacciatori della Riserva alpina di caccia di Bosco avevano individuato delle tracce di canide molto evidenti e particolarmente grosse e marcate. Hanno avvertito gli uomini della Forestale che con gli esperti del Parco le hanno seguite per sei chilometri: la loro sorpresa è stata grande perché hanno notato che si trattava di due esemplari, «ma soprattutto che non procedevano affiancati o dispersi, come solitamente capita ai cani randagi, ma allineati come in ordine gerarchico, in fila indiana, uno davanti all'altro, addirittura il secondo calpestava le impronte di chi lo precedeva e solo raramente il loro percorso si divideva per brevi tratti per poi ricongiungersi nuovamente sulla stessa linea: questo è il tipico procedere dei lupi», osservano. Nel tragitto hanno raccolto tracce di pelo e di urina che sono state inviate immediatamente all'Ispra, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale di Bologna, nel tentativo di ricavarne il Dna. La fatica di sei ore di cammino nella neve è stata premiata perché al loro ritorno hanno trovato sul computer il tracciato inviato dall'università di Lubiana che delineava con i punti Gps il percorso fatto nelle ore precedenti da Slavc, il lupo provvisto di radiocollare, e il dubbio è diventato certezza nello scoprire che grazie alla precisione del tracciato, che calcola la posizione con lo scarto di un metro di errore, le tracce che fino ad allora avevano seguito erano quelle di Slavc. Ma la novità, che nemmeno i ricercatori sloveni potevano sapere, è che Slavc non camminava nella neve da solo: davanti o dietro di sé aveva un compagno o una compagna. Forestali e guardaparco non si sbilanciano: «Non possiamo dire che siano due lupi perché non abbiamo la certezza assoluta, ma andiamo per esclusione: anzitutto le tracce coincidono con quelle indicate dal tracciato Gps di Slavc. Poi è certo che non era solo. Difficile che un cane si accompagni per un lungo tragitto con un lupo. È anche difficile che due lupi in dispersione restino insieme, se sono entrambi maschi. L'ipotesi razionalmente più accettabile è che si tratti di due esemplari di sesso diverso, tra i quali si è già stabilita una gerarchia», dicono. Non vogliono aggiungere altro gli uomini della Forestale comandati da Paolo Guidi, che stanno ricevendo assieme ai colleghi del Parco i complimenti dei ricercatori sloveni per la costanza e l'attenzione che dedicano a Slavc da quando si è fermato in Lessinia. «Sono felice per questa nuova scoperta che interessa la Lessinia e il suo Parco», commenta Claudio Melotti, presidente dell'ente montano e di tutela, «e sono grato ai cacciatori di Bosco Chiesanuova per la segnalazione che ha portato a questo risultato. La probabile presenza di due lupi sul nostro territorio, se da una parte garantisce che siamo nell'eccellenza per quanto riguarda il vertice della catena alimentare e che possiamo contare su un grande carnivoro in grado di contenere l'espandersi del cinghiale sul nostro altopiano, dall'altra parte ci impone di tenere alta la guardia per la tutela di questi e altri animali che cercano di insediarsi. «Gli esperti confermano che i lupi non rappresentano nessun pericolo per l'uomo, sono elusivi e molto sospettosi, tenuti lontani da noi da millenni di caccia e hanno nel loro carattere l'impronta di evitare l'incontro con chi non considerano preda ma cacciatore. Sono convinto che questa novità servirà a portare in Lessinia anche tanti amanti della fauna selvatica per scoprire i luoghi che il lupo stesso ha individuato come eccellenti per stabilirvisi». Paolo Colombo, vice comandante di Verona del Cfs, elogia il lavoro dei suoi uomini: «Seguiamo con attenzione l'evolversi della situazione e davvero ci auguriamo che possa costituirsi in Lessinia una popolazione stabile di grandi carnivori, perché avrebbe un'altissima valenza ecologica e renderebbe ancora più interessante un territorio che è bellissimo».

Vittorio Zambaldo

sabato 24 marzo 2012

24/03/2012 Pedorampociaspolata al Breitbichl (Maddalene – Val d'Ultimo)

La giornata inizia con una lastra di ghiaccio che mette a dura prova la mia povera Clio, ma la "piccola" non molla e finalmente raggiungiamo una comoda piazzola.
Siamo all'imbocco della val Clapa/Klapfbergtal in Val d'Ultimo/Ultental.
Ci carichiamo sulla schiena zaino e ciaspole e c'incamminiamo lungo la strada forestale contrassegnata con il segnavia 16.
Dopo due tornanti decidiamo di mettere i ramponcini per evitare di schiantarci sul fondo ghiacciato.
Poco dopo, sulla nostra destra, incrociamo la strada forestale che sale alla Londaialm; decidiamo di prendere questa, anziché il sentiero, perché meno ripida.
La strada è ricoperta da un sottile strato di neve. Non sono passati umani, ma in compenso sono passati tantissimi animali.. grosse impronte di cervo, saltellanti scoiattoli, barcollanti tassi, le piccole pinze del capriolo, camosci.. c'è di tutto.
La strada asseconda la dorsale della montagna e tra gli alberi fa capolino l'Orecchia di Lepre: il cielo si sta incupendo e là cominciano a cadere i primi fiocchi.
Siamo in pieno versante nord, sulla strada ora ci saranno 20 centimetri di neve, io ed Elisa decidiamo di indossare le ciaspole e battere strada per Claudio che n'è sprovvisto.
Arranchiamo con fatica sulla neve bagnata, sotto i piedi si forma uno zoccolo tremendo.
Giungiamo all'incrocio con il sentiero 16A, non c'è più neve, ci togliamo le ciaspole e risaliamo in un bel bosco di abeti verso la Londaialm.
Un ultimo strappetto ed eccoci alla malga (2084 m) dove faccio involare 5-6 pernici bianche.
Il luogo è idilliaco: alle spalle svetta Cima Trenta e di fronte si apre l'anfiteatro della val Clapa con le selvagge cime del Monte Faggiola, la Stubele, la Cima Binasia e via fino al passo Clapa.
Prima di attaccare la cima pranziamo comodamente su delle panche. Nel frattempo il cielo si è coperto e anche qui cominciano a cadere i primi fiocchi di neve.
Nascondiamo gli zaini e le ciaspole dietro la malga e c'avviamo verso la nostra cimetta liberi da fardelli. La vegetazione ora lascia spazio ai pascoli, seguiamo il sentiero sgombro da neve.
Ad un certo punto odiamo uno strano rumore, ci giriamo ed ecco due pernici volar via. Poi di nuovo silenzio.
Proseguo estasiata, giro l'angolo e riecco un frullare di ali.. le stesse due pernici s'involano a pochi metri da me... fantasmi bianchi in un cielo grigio.
Ecco la croce... siamo sul Colle Largo/Breitbichl (2287 m).. sotto di noi si apre la val d'Ultimo e di fronte è un tripudio di cime strepitose il Grande Ladro/Hoher dieb, l'Orecchia di Lepre/ Hasenhorl, Zufritt e Sternai.
Scattiamo foto a raffica e poi ritorniamo alla malga che ora è baciata dal sole.
Ci stravacchiamo sulla panca ed è di nuovo silenzio.

Dalle scandole di legno del tetto gocciala l'acqua di fusione della neve.
I forcelli pigolano nascosti negli arbusti vicino alla malga.
Che pace. Starei qui tutta la settimana.
Passerei le giornate a esplorare ogni angolo della valle e a leggere un buon libro.
La sera starei fuori a guardare le stelle con la speranza di udire il malinconico ululato del lupo solitario che frequenta queste zone.
Solo contro tutti (o quasi). In passato è stato scacciato. Sterminato.
E' arrivato fin qui dalla Svizzera.. e prima ancora dagli Appennini.. è ritornato nei suoi territori.. sopravvivrà? Lo raggiungerà una compagna, magari di origine dinarica? Formerà un branco?
Chi lo sa.. in cuor mio spero tanto di sì.
Poveri grandi predatori.. crocifissi da tutti... tacciati di essere dei mostri sanguinari.. degli assassini.. quando l'assassino vero è un altro, il più micidiale dei predatori, colui che sta compiendo la più grande estinzione di massa. Noi.

E' ora di rincasare, indossiamo i ramponcini e cominciamo la discesa. Ai margini di un pascolo vedo di sfuggita un cervo che fugge celermente nel bosco.
Per scendere imbocchiamo il ripido sentiero 16a. A tratti è ricoperto dalla neve, ad un certo punto notiamo un'impronta sospetta. Potrebbe essere di lupo, nei paraggi non ci sono impronte umane.
Troviamo altre impronte, però la neve è poca ed è impossibile ricostruire un'ipotetica pista, ma la sola idea che potremmo seguire le sue tracce ci esalta.
Giungiamo infine sulla forestale dove i nostri ultimi passi sono accompagnati dallo scrosciare del rio Klapf.

Forse la montagna, in ogni sua forma, è il nostro paradiso terrestre, concessoci perché sia meravigliosa e non grave la nostra permanenza su queste lande.” C.Roccati (da “Lacrime nella Pioggia”)


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mercoledì 7 marzo 2012

Una lupa nei boschi di Ala

"Nei boschi del Trentino orientale si aggira un lupo: la testimonianza giunge dal video registrato da Stefano Fabbiani di Ala. Si tratta delle prime immagini e, soprattutto, della prima presenza documentata nella zona ad Est del fiume Adige. Durante la notte tra il 29 febbraio ed il 1 marzo, precisamente alle ore 1.52, l'obiettivo a infrarossi della telecamera - posta dal giovane trentaduenne di Santa Margherita di Ala in un punto strategico di frequente passaggio da parte di animali - ha «intrappolato» l'esemplare solitario. Probabilmente il medesimo ripreso lo scorso 24 gennaio a circa 10 chilometri di distanza, in terra veronese, da una fototrappola del Servizio Guardiaparco nel Parco Naturale Regionale della Lessinia, sul territorio comunale di Bosco Chiesanuova.


Ovviamente, non si tratta di una rilevazione casuale: «Sabato 18 febbraio di primo mattino, in una delle mie solite e frequenti uscite, ho osservato con il binocolo un esemplare di canide, insospettendomi per l'affinità fisica ad un lupo» racconta Fabbiani appassionato di natura e lunghe passeggiate in montagna, nonché cacciatore appartenete alla sezione di Ala. «Ci separavano circa 300 metri e lui era immerso nel bosco, ma la classica colorazione grigio-scuro che contraddistingue questa specie e la particolarissima forma della coda mi hanno instillato un ragionevole dubbio». Ipotesi avvalorata dal ritrovamento di orme impresse nella neve nella giornata del 21 febbraio, «accanto a cui non compariva alcuna traccia umana». Ecco, quindi, la decisione di posizionare la propria «fototrappola» (una telecamera che si attiva al passaggio degli animali, ndr) al fine di identificare visivamente l'animale oggetto dei due fortuiti incontri. «Ritengo senza dubbio che si tratti di un lupo» conclude Fabbiani, ben consapevole che in assenza di campioni biologici è un'affermazione che non può essere data per certa: solo un dettagliato responso frutto di un'analisi genetica determinerebbe l'esatta identità e specie del mammifero che appare nel video. Esprime lo stesso parere in merito all'identificazione dell'esemplare appartenente alla famiglia dei Canidi anche il direttore tecnico dell'Associazione cacciatori trentini Alessandro Brugnoli, cui è stato sottoposto il girato: «Con buona probabilità si tratta di un lupo - afferma - Anzi di una lupa: proprio all'inizio del video, la posizione accovacciata assunta per urinare lascia ipotizzare che si tratti di un soggetto di genere femminile». E qui si apre un mondo. Innanzitutto poiché è decisamente raro che un rappresentante del «gentil sesso» si «disperda» (i giovani lupi di età compresa tra 1 e 3 anni che si allontanano dal branco vengono definiti «in dispersione», ndr) alla ricerca di nuovi territori a così lunghe distanze rispetto alla zona occupata dal branco di appartenenza: normalmente si tratta di maschi.


In effetti, pare che l'insediamento di branchi stabili si possa registrare solo nelle Alpi occidentali franco-piemontesi oppure nella zona meridionale della Slovenia. Da un lato, quindi, un presenza che potenzialmente ha un carattere di rarità. Dall'altro la coincidenza con il rilevamento accertato e documentato di un esemplare maschio nel raggio di pochissimi chilometri. Nemmeno a farlo apposta nel periodo del calore. Il che fa sorgere spontanei almeno due quesiti: «Se i due lupi si incontrassero sarebbe possibile l'accoppiamento? Potrebbe scaturirne lo sviluppo del primo branco stabilmente presente nelle Alpi orientali?». Forse è fantascienza, ma non si può negare che una possibilità almeno marginale possa essere contemplata. Quale lupo potrebbe trovare sulla sua strada la «lupa di Ala»? Non tanto il maschio di due anni, battezzato col nome di M24 e «campionato geneticamente» in Svizzera nel 2009, ormai stabilizzatosi in Val di Non sul gruppo delle Maddalene al confine con l'Alto Adige. Quanto il giovane - tre anni - lupo d'origine slovena individuato a Thiene nel vicentino lo scorso 5 marzo: si tratterebbe dell'esemplare che risponde al nome di Slavc, inserito nel progetto SloWolf d'approfondimento sulla conoscenza della popolazione dei lupi in Slovenia. La cui rintracciabilità attraverso il radiocollare ne testimonia la presenza a soli 35 chilometri da Ala, con movimenti che ne presuppongono l'intenzionalità a dirigersi verso il nostro Trentino."


di Fabia Sartori da L'Adige on line

venerdì 10 febbraio 2012

Lessinia, il ritorno del lupo

BOSCO CHIESANUOVA. Massima cautela, in attesa di conferme definitive, ma sembra ormai certa la presenza di un esemplare nei boschi. Una «fototrappola» installata dai guardaparco e dagli agenti del Corpo Forestale dello Stato ha permesso di registrare le immagini in un video

09/02/2012

Bosco Chiesanuova. Un inverno da lupi, si dice, e con la neve e il freddo è arrivato anche lui, il lupo. Per la prima volta dopo 130 anni dall'ultimo avvistamento, registrato nel 1880 a Giazza, forse un esemplare è tornato in Lessinia, nel territorio comunale di Bosco Chiesanuova. Una doppia predazione di capre, un paio la vigilia di Natale e un altro paio la notte del 24 gennaio, e le fondamentali segnalazioni degli associati alla Riserva alpina di caccia di Bosco, hanno fatto supporre di trovarsi di fronte a un agguato tipico di un lupo.
Una fototrappola installata nei giorni seguenti dal Servizio guardaparco dell'area protetta e dagli agenti del comando stazione di Bosco del Corpo Forestale dello Stato ha permesso di registrare le immagini video che sono state inviate a quattro esperti di fama internazionale che si sono espressi ritenendo molto probabile che si tratti di un lupo (Canis lupus), ma che solo l'analisi genetica toglierebbe ogni dubbio se si tratti semplicemente di un cane vagante o effettivamente di un lupo selvatico.
«Avremmo preferito tenere la notizia riservata fino ad avere la certezza dell'identificazione», esordisce il presidente del Parco, Claudio Melotti, «sia per la delicatezza della questione che agita nella popolazione paure immotivate ma difficili da controllare, sia perché finora non abbiamo raccolto quel materiale organico, feci, urine, o ciuffi di pelo che ci permetterebbe di ricostruire l'identità genetica del predatore filmato. Ci preme non dare notizie fasulle, non creare allarmismi e non dover ritrattare nel caso un giorno dovessimo avere le analisi genetiche complete, che finora non è stato possibile compiere».
C'è un Protocollo regionale per il coordinamento delle attività di gestione e monitoraggio dei grandi carnivori in Veneto, d'intesa con gli enti competenti in materia, «e il Parco si confronta con le istituzioni che operano sulla materia anche nelle regioni vicine, viste le grandi distanze che questi animali, specie se in dispersione, sono in grado di compiere in tempi anche molto ristretti», precisa il direttore del Parco Diego Lonardoni, «ma non cerchiamo sensazionalismo, piuttosto ribadiamo che siamo solo all'inizio e chiediamo la collaborazione di tutti per raccogliere segnalazioni oggettive per arrivare alla certezza dell'identificazione».
È di ieri la notizia che sette capre sono state aggredite nei dintorni di Ala. È da dimostrare che si tratti del lupo, ma nella vicina Provincia autonoma di Trento la presenza del lupo è certificata dal 2007 e più recentemente in Val di Non (lo scorso gennaio), mentre materiale organico ha potuto classificarlo come esemplare maschio, appartenente alla popolazione italiana di Canis lupus, già identificato geneticamente nel corso del 2009 in Svizzera con il codice M24.
Per Ivano Confortini, responsabile del Servizio tutela faunistico ambientale della Provincia di Verona, «dobbiamo guardare con occhi felici questo evento perché se fosse confermato rappresenterebbe un importante risultato per il territorio e la sua valorizzazione. Certo, l'approccio comunicativo non è facile per la fama ingiusta che il lupo gode nella nostra cultura, ma è un fatto che dagli anni Novanta la sua espansione sulle Alpi è progressiva, sia dal Piemonte sia da Slovenia e Croazia e il nostro territorio rappresenta l'incrocio ideale di queste due direttrici. Esistono cani molto simili al lupo e la cautela dell'approccio del Parco alla questione è corretta, ma se venisse confermato che si tratta di lupo non sarebbe che la certezza di aver aperto il territorio a un'espansione naturale e non introdotta dall'uomo».
«Collaboriamo per capire di che cosa si tratti e mettiamo a disposizione tutta la nostra competenza», ha annunciato Pierangelo Canali, comandante della stazione del Corpo Forestale dello Stato di Bosco, e Fulvio Valbusa che è in servizio nello stesso comando ha precisato «che sono da sfatare certe leggende che un lupo mangi anche tre o quattro caprioli al giorno: sono idee neanche da prendere in considerazione e che i cacciatori dovrebbero smentire».
Pronta la disponibilità di Massimo Sauro, presidente della Riserva alpina di caccia: «Una volta accertata la presenza del lupo, siamo pronti a collaborare per la sua gestione sul territorio della Lessinia», ha dichiarato.

Vittorio Zambaldo

fonte L'Arena

***

e da L'Adige di oggi (10/02/2012) pare ci sia stata una predazione in un'azienda agricola vicino Ala, però, per questa, non si ha ancora la certezza assoluta che si tratti di lupo.. anche se è probabile!

martedì 7 febbraio 2012

Avvistato un altro lupo in regione :)))))

BOLZANO - Dopo gli ultimi avvistamenti in val di Non, il lupo ha fatto ora ritorno anche in val Pusteria. Si tratta di un maschio di tre anni, proveniente dalla Slovenia.

Slavko, questo il nome dell'animale, era stato catturato l'anno scorso nei boschi della Slovenia, poco lontano da Trieste, munito di radiocollare e rilasciato. Nelle ultime settimane, forse spinto dal grande freddo e per cercare cibo, il lupo si e' messo in cammino, arrivando attraverso l'Austria in Alto Adige.

Slavko ha percorso di notte anche distanze di 50 chilometri.

Fonte L'Adige

giovedì 26 gennaio 2012

Filmato lupo in Trentino :)




Animali: lupo arriva in Trentino, filmato con fototrappola

(ANSA) - TRENTO, 25 GEN - Confermata la presenza del lupo in Trentino, in alta Val di Non. Un esemplare e' stato filmato con una fototrappola dal personale della Stazione forestale di Fondo, informa la Provincia di Trento. Si tratta con ogni probabilita' del lupo classificato ''M24'', rilevato per la prima volta in Svizzera nel 2009, nel settore nord del Brenta nella primavera del 2010 e nel gruppo delle Maddalene dall'autunno dello stesso anno. Una fototrappola posizionata dal personale forestale sulla carcassa di una cerva, probabilmente assalita dal lupo nei pressi di Castelfondo, ha ripreso un brevissimo filmato notturno che consente pero' di riconoscere l'animale, dicono gli esperti.


Fonte L'Adige

mercoledì 24 agosto 2011

08/08/2011 Tentativo di wolf-howling al passo del Diavolo (Parco Nazionale d'Abruzzo)

Ancor prima di partire per l'Abruzzo ho prenotato, con la cooperativa Ecotur, la serata dedica al wolf-howling così eccoci alle ore 20.00 precise a Pescasseroli in fremente attesa per la serata.
Siamo in 40 (truzzi compresi) e questa situazione già ci mal dispone, ma si parte comunque. Raggiungiamo in auto il Passo del Diavolo e poi ci si divide in due gruppi capitanati da due guide.
La guida ci spiega un po' la biologia del lupo e poi ordina a tutti di spegnere cellulari, torce e di stare zitti.
Incredibilmente tutti obbediscono e ci ritroviamo a camminare in fila indiana dietro alla guida.
La luna, che è quasi piena, illumina i prati, i boschi e le creste dei monti.
Qualche lucciola accompagna il nostro incedere.
Sono un tutt'uno con il bosco. Percepisco ogni rumore.
Giungiamo in una piccola radura, la guida ci fa sedere su dei sassi e poi fa partire la registrazione degli ululati: se nella valle ci sono lupi risponderanno al richiamo per far sapere che quel territorio è occupato.
Il solo sentire questa registrazione, nel buio del bosco, mi fa venire la pelle d'oca.
Attacca un lupo, un altro, gli uggiolii dei piccoli e poi tutti all'unisono.
E' solo una registrazione ma l'emozione è unica.
Al primo tentativo segue il silenzio. Proviamo una seconda volta ma ancora nulla.
Ritorniamo sui nostri passi, questa volta accendendo le frontali e un po' di magia svanisce.
In un'altra radura facciamo un terzo tentativo, ma anche le guide ammettono che, se ci sono lupi, solitamente rispondono al primo richiamo.
Così, dopo un'ulteriore chiacchierata, ce ne ritorniamo alle auto, con le pive nel sacco, ma con una bella esperienza "in curriculum".