Il giro comunque si mostra come sempre proficuo visto che troviamo un bel grattatoio d'orso.
Per quelli che non possono fare a meno della montagna... per quelli che aspettano la neve... per quelli che seguono l'ombra dell'orso...
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mercoledì 18 settembre 2013
14/09/2013 Sbinocolando a Prada (Paganella)
Eccoci nuovamente in quel di Monte Terlago per il consueto giro ai bucolici prati di Prada e del Prà Bedole. La giornata è nitidissima e la Paganella è splendida. Passiamo la mattinata a scandagliare i ghiaiosi canaloni e le alte praterie in cerca di fauna, ma ahimè è da poco iniziata la stagione della caccia il che significa che i nostri sogni faunistici s'infrangono ben presto... zero avvistamenti... ma forse è meglio così... animaletti miei statevene nascosti per bene!!!
Il giro comunque si mostra come sempre proficuo visto che troviamo un bel grattatoio d'orso.

Il giro comunque si mostra come sempre proficuo visto che troviamo un bel grattatoio d'orso.
sabato 9 febbraio 2013
09/02/2013 Incontri inaspettati sul Monte Gazza (Paganella)
Quest'oggi siamo in compagnia di Max P., le previsioni mettono freddo e vento quindi optiamo per una destinazione conosciuta e vicina il Monte Gazza.
Lasciamo l'auto nell'ameno abitato di Margone (946 m), il termometro segna -5° e c'incamminiamo lungo la forestale, c'è poca neve ed è ben battuta, ma calziamo comunque le ciaspole.
La strada a tratti è un po' noiosa, ma man mano che si sale la vista si apre sempre più.
Giungiamo poco sotto malga Gazza (1549 m) dove ci fermiamo a rifocillarci, fa davvero freddo, ma lo spettacolo verso il Bleggio e il Brenta meridionale è fantastico. Poco più in là passa uno scialpinista, ma sfreccia via senza vederci.
Oltrepassiamo la malga e proseguiamo fino alla larga e panoramica dorsale del Gazza.
Sembra di essere nel Grande Nord, spira il vento, la neve è solidificata in onde e forme bizzarre, sullo sfondo fanno capolino Adamello e Brenta.
Indecisi o meno se salire sul Monte Ranzo proseguiamo lungo la strada, ci supera un signore in motoslitta, pare una visione, la seconda persona che incontriamo quest'oggi.
Ci spostiamo verso sinistra per poter osservare meglio la Regina del Brenta, la Cima Tosa, e come per magia giungiamo su un punto panoramico che ci permette di scorgere il lago di Molveno.
Siamo nel pieno delirio fotografico quando sentiamo la motoslitta di prima avvicinarsi, il primo pensiero non è dei più amichevoli, ma poi l'uomo ci dice che ha una baita poco lontano e ci invita a bere qualcosa di caldo visto il gelo. Ci guardiamo e accettiamo al volo e lui se ne va a preparare le libagioni.
C'incamminiamo e dietro un avvallamento notiamo il tetto di una casetta, prendiamo la strada battuta dalla motoslitta ed eccoci di fronte a questa graziosa casa di pietra.
Mentre con difficoltà stiamo cercando di toglierci le ciaspole ghiacciate, il nostro salvatore si presenta si chiama Silvio ed è da... Lavis... e scopro che conosce la mia famiglia.
"Dai fermeve a pranzo.. spaghetti agli olio e peperoncino?" ovviamente i miei famelici compagni di gita non se lo fanno ripetere due volte.
Entriamo nella casetta e ci troviamo a 20 gradi e passa, il termometro esterno segna -8, un bello sbalzo. Chiacchieriamo a ruota libera, mangiamo e beviamo mentre fuori comincia a nevicare.
Trascorriamo un'ora piacevolissima, sarebbe bello poter star qui di più, ma bisogna rincasare.
Salutiamo e ringraziamo Silvio.
Solo la montagna sa regalare questi incontri speciali che ti cambiano il corso della giornata.
Ritorniamo al freddo e ripercorriamo l'altopiano, poco sopra malga Gazza imbocchiamo il Sentiero di San Antonio, un ripido sentiero che ci permette di accorciare notevolmente il rientro.
Ogni tanto ci fermiamo ad osservare con il binocolo, sulle praterie individuiamo qualche camoscio, mentre di fronte a noi, sul Lagorai e oltre il Bondone, ci sono rovesci nevosi.
Giungiamo così a Margone consapevoli che il nostro mondo ci ha regalato l'ennesima giornata speciale e indimenticabile.
Claudio e Cima Ghez

Grande Nord sul Gazza




Il Lago di Molveno e il settore centrale del Brenta

Max e Cla

Piacevoli incontri sul Gazza

Lasciamo l'auto nell'ameno abitato di Margone (946 m), il termometro segna -5° e c'incamminiamo lungo la forestale, c'è poca neve ed è ben battuta, ma calziamo comunque le ciaspole.
La strada a tratti è un po' noiosa, ma man mano che si sale la vista si apre sempre più.
Giungiamo poco sotto malga Gazza (1549 m) dove ci fermiamo a rifocillarci, fa davvero freddo, ma lo spettacolo verso il Bleggio e il Brenta meridionale è fantastico. Poco più in là passa uno scialpinista, ma sfreccia via senza vederci.
Oltrepassiamo la malga e proseguiamo fino alla larga e panoramica dorsale del Gazza.
Sembra di essere nel Grande Nord, spira il vento, la neve è solidificata in onde e forme bizzarre, sullo sfondo fanno capolino Adamello e Brenta.
Indecisi o meno se salire sul Monte Ranzo proseguiamo lungo la strada, ci supera un signore in motoslitta, pare una visione, la seconda persona che incontriamo quest'oggi.
Ci spostiamo verso sinistra per poter osservare meglio la Regina del Brenta, la Cima Tosa, e come per magia giungiamo su un punto panoramico che ci permette di scorgere il lago di Molveno.
Siamo nel pieno delirio fotografico quando sentiamo la motoslitta di prima avvicinarsi, il primo pensiero non è dei più amichevoli, ma poi l'uomo ci dice che ha una baita poco lontano e ci invita a bere qualcosa di caldo visto il gelo. Ci guardiamo e accettiamo al volo e lui se ne va a preparare le libagioni.
C'incamminiamo e dietro un avvallamento notiamo il tetto di una casetta, prendiamo la strada battuta dalla motoslitta ed eccoci di fronte a questa graziosa casa di pietra.
Mentre con difficoltà stiamo cercando di toglierci le ciaspole ghiacciate, il nostro salvatore si presenta si chiama Silvio ed è da... Lavis... e scopro che conosce la mia famiglia.
"Dai fermeve a pranzo.. spaghetti agli olio e peperoncino?" ovviamente i miei famelici compagni di gita non se lo fanno ripetere due volte.
Entriamo nella casetta e ci troviamo a 20 gradi e passa, il termometro esterno segna -8, un bello sbalzo. Chiacchieriamo a ruota libera, mangiamo e beviamo mentre fuori comincia a nevicare.
Trascorriamo un'ora piacevolissima, sarebbe bello poter star qui di più, ma bisogna rincasare.
Salutiamo e ringraziamo Silvio.
Solo la montagna sa regalare questi incontri speciali che ti cambiano il corso della giornata.
Ritorniamo al freddo e ripercorriamo l'altopiano, poco sopra malga Gazza imbocchiamo il Sentiero di San Antonio, un ripido sentiero che ci permette di accorciare notevolmente il rientro.
Ogni tanto ci fermiamo ad osservare con il binocolo, sulle praterie individuiamo qualche camoscio, mentre di fronte a noi, sul Lagorai e oltre il Bondone, ci sono rovesci nevosi.
Giungiamo così a Margone consapevoli che il nostro mondo ci ha regalato l'ennesima giornata speciale e indimenticabile.
Claudio e Cima Ghez
Grande Nord sul Gazza
Il Lago di Molveno e il settore centrale del Brenta
Max e Cla
Piacevoli incontri sul Gazza
mercoledì 30 novembre 2011
Novembre sulle tracce dell'orso.
Novembre è stato un mese escursionistico dedicato al nostro fratello orso, le ultime ricerche prima che l'inverno abbracci le selve e monti con la sua morsa.
Il 12 novembre, nonostante la giornata nebbiosa, siamo andati sulle pendici meridionali del Monte Valandro. E' stata un'esperienza emozionante quando, bucate le nubi, ci si è parata dinnanzi la val d'Ambiez e la sua corona di cime.
Nel pomeriggio abbiamo raggiunto l'amico Max e siamo andati a far due passi in val d'Algone. Nei pressi di Rodugol due "maledetti" mufloni ci hanno fatto prendere un infarto.
Con le ultime luci del giorno siamo arrivati alle auto, non prima di aver avvistato con il binocolo numerosi camosci sulle alte creste.
La giornata ci ha fruttato una "bella" fatta.
Il 19 novembre ci siamo dedicati alla Paganella.
Ci svegliamo con tutta calma e raggiungiamo Covelo. Qui imbocchiamo il sentiero 610 che porta al passo San Giacomo.
Un curioso scoiattolo ci fa compagnia mentre saliamo.
A circa 900 metri imbocchiamo il sentiero che scende al Maso Ariol, ma fatte poche centinaia di metri ne imbocchiamo un altro che sale repentinamente in alto.
L'ambiente è, come sempre in questo lato di Paganella, selvaggio e ardito. In alto son ben visibili gli aspri canaloni e le praterie che s'alzano verso il Canfedin.
Giungiamo in val dei Lancini dove ci fermiamo a pranzare nei pressi di una postazione di caccia (ca 1100 m), tra un cracker e l'altro sbinocoliamo, ma oggi la fauna non si degna di concedersi a noi..ma meglio così visto che nella valle echeggiano in continuazione gli echi degli spari.
Ci rimettiamo in marcia e scendiamo per sentieri e tracce a Casale, qui con in binocolo riusciamo a vedere un camoscio sugli Speroni dell'Annetta.
Riposte le "armi del mestiere" imbocchiamo il sentiero di San Vili che ci riporta, toccando il maso Ariol, a Covelo.
Il 26 novembre eccoci nuovamente in Paganella. Dopo un'esperienza "indimenticabile" nel bar di Monte Terlago parcheggiamo l'auto a Casale e con Max c'incamminiamo lungo il sentiero 606.
Siamo quasi alla fine di novembre, ma di freddo e neve non c'è nemmeno l'ombra.
Saliamo fino alla località Val dove, dopo una breve pausa, imbocchiamo la comoda strada forestale. Quando questa curva bruscamente c'inoltriamo lungo un sentiero che piega, con lievi sali e scendi, verso nord-est.
Verso ovest lo sguardo si perde nel luccichio del Lago di Garda, sotto di noi si aprono invece la verde valle dei Laghi e l'operosa val dell'Adige. Sulle alte praterie brucano diversi camosci.
Il sentiero che stiamo percorrendo è in qualche punto attrezzato; proseguiamo fin oltre il Doss dal Pin e ci fermiamo a pranzare in una piccola radura con vista sul Canalon Battisti.
Ci godiamo la tranquillità del luogo e poi ritorniamo sui nostri passi imboccando un sentiero che corre più in alto.
In breve sbuchiamo sulla strada forestale; nel bosco sopra di noi due caprioli fuggono via spaventati.
Giunti a Val ripercorriamo il 606 fino all'auto.




Il 12 novembre, nonostante la giornata nebbiosa, siamo andati sulle pendici meridionali del Monte Valandro. E' stata un'esperienza emozionante quando, bucate le nubi, ci si è parata dinnanzi la val d'Ambiez e la sua corona di cime.
Nel pomeriggio abbiamo raggiunto l'amico Max e siamo andati a far due passi in val d'Algone. Nei pressi di Rodugol due "maledetti" mufloni ci hanno fatto prendere un infarto.
Con le ultime luci del giorno siamo arrivati alle auto, non prima di aver avvistato con il binocolo numerosi camosci sulle alte creste.
La giornata ci ha fruttato una "bella" fatta.
Il 19 novembre ci siamo dedicati alla Paganella.
Ci svegliamo con tutta calma e raggiungiamo Covelo. Qui imbocchiamo il sentiero 610 che porta al passo San Giacomo.
Un curioso scoiattolo ci fa compagnia mentre saliamo.
A circa 900 metri imbocchiamo il sentiero che scende al Maso Ariol, ma fatte poche centinaia di metri ne imbocchiamo un altro che sale repentinamente in alto.
L'ambiente è, come sempre in questo lato di Paganella, selvaggio e ardito. In alto son ben visibili gli aspri canaloni e le praterie che s'alzano verso il Canfedin.
Giungiamo in val dei Lancini dove ci fermiamo a pranzare nei pressi di una postazione di caccia (ca 1100 m), tra un cracker e l'altro sbinocoliamo, ma oggi la fauna non si degna di concedersi a noi..ma meglio così visto che nella valle echeggiano in continuazione gli echi degli spari.
Ci rimettiamo in marcia e scendiamo per sentieri e tracce a Casale, qui con in binocolo riusciamo a vedere un camoscio sugli Speroni dell'Annetta.
Riposte le "armi del mestiere" imbocchiamo il sentiero di San Vili che ci riporta, toccando il maso Ariol, a Covelo.
Il 26 novembre eccoci nuovamente in Paganella. Dopo un'esperienza "indimenticabile" nel bar di Monte Terlago parcheggiamo l'auto a Casale e con Max c'incamminiamo lungo il sentiero 606.
Siamo quasi alla fine di novembre, ma di freddo e neve non c'è nemmeno l'ombra.
Saliamo fino alla località Val dove, dopo una breve pausa, imbocchiamo la comoda strada forestale. Quando questa curva bruscamente c'inoltriamo lungo un sentiero che piega, con lievi sali e scendi, verso nord-est.
Verso ovest lo sguardo si perde nel luccichio del Lago di Garda, sotto di noi si aprono invece la verde valle dei Laghi e l'operosa val dell'Adige. Sulle alte praterie brucano diversi camosci.
Il sentiero che stiamo percorrendo è in qualche punto attrezzato; proseguiamo fin oltre il Doss dal Pin e ci fermiamo a pranzare in una piccola radura con vista sul Canalon Battisti.
Ci godiamo la tranquillità del luogo e poi ritorniamo sui nostri passi imboccando un sentiero che corre più in alto.
In breve sbuchiamo sulla strada forestale; nel bosco sopra di noi due caprioli fuggono via spaventati.
Giunti a Val ripercorriamo il 606 fino all'auto.
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sabato 16 aprile 2011
16/04/2011 Girovagando in Paganella: val Trementina
Stanchi di osservare i camosci con il lungo da casa, eccoci - io, Claudio e Flavio - ai laghi di Lamar pronti per un bel giro d'esplorazione della parete sud est della Paganella.
Nei pressi di malga Terlago Bassa (719 m) prendiamo il sentiero 627 e saliamo negli ampi e verdi pascoli che sovrastano i due laghi. Sto discorrendo con Flavio quando un movimento fulmineo attira la mia attenzione, giusto il tempo di vedere un codino bianco: è un capriolo che scappa a grandi balzi.
Raggiungiamo la forestale che porta a Monte Terlago e proseguiamo verso destra in cerca della traccia che sale al Canalon Battisti.
Dopo aver risolto l'arcano mistero della "finta otite" di Flavio (LOL!) intercettiamo il fantomatico sentiero e cominciamo a seguirlo. Passiamo vicino al ghiaione dove, comodamente dal salotto di casa, osserviamo i camosci. Lungo il sentiero, sul ramo di un pino mugo pregno di resina, c'imbattiamo in peli freschi d'orso.
Continuiamo a camminare fino a che ci troviamo di fronte a un “muro”. Le indicazioni sono chiare, il percorso meno. Il terreno è molto friabile e corre sotto delle vertiginose pareti, alla seconda scarica di sassi decidiamo prudentemente di ritornare sui nostri passi.
Nei pressi di un palco di caccia ci fermiamo a pranzare e la Paganella ci fa sentire la sua voce, quella più violenta e imprevedibile: grida di roccia frantumata!
Vista l'ora decidiamo di inoltrarci verso la mitica val Trementina. La testata di questa valle è famosa grazie alle vie d'arrampicata che la percorrono, ma dove non ci sono i climber regnano sovrani i camosci.
Imbocchiamo il sentiero 682, detto sentiero dei Pontesei. Un tempo questo esposto sentiero assecondava i numerosi canaloni della parete est della Paganella e terminava alla testata della val Manara. Da anni però è chiuso, e penso mai aprirà, perché in più punti è inagibile a causa delle numerose frane.
Da notare che, mentre se lo si prende dalla val Manara c'è il cartello di sentiero chiuso, da questo lato non c'è alcuna segnalazione.
In località Mez Pian c'inoltriamo in una verde faggeta. Ci sono degli alberi enormi e contorti, c'è magia nell'aria, in alcuni punti mi sembra di camminare nelle Foreste Casentinesi. Ma tutto ad un tratto il mio stato di contemplazione è rotto da un concitato calpestio, è un camoscio che scappa via.
Proseguiamo fino al profondo intaglio della val Trementina; rapiti dall'asprezza del luogo c'inoltriamo a esplorare la gola dell'omonimo rio. Ritornati sui nostri passi andiamo avanti fino a uno spiazzo panoramico (1112 m) dove ci fermiamo a sbinocolare; il sentiero è franato poco dopo.
In alto, su una parete verticale, fa capolino un camoscio, non si capisce dove si stia appoggiando, sembra librarsi nell'aria, ci “fischia” e poi fugge via. Sotto di noi, nella sua selvaggia bellezza, si snoda la val Manara.
Su una prateria baciata dal sole individuiamo tre camosci pascolare pacificamente, quand'ecco nell'aria un grido, è il grido dell'aquila. Silenzio e poi ancora un altro grido, ci sono due aquile. Questo suono mi ha fatto vibrare il cuore.
Una sparisce in val Trementina, l'altra volteggia in alto, sempre più lontana fino a sparire nel bianco delle nubi.
Sto ancora seguendo il volo del rapace, quando un rumore alle mie spalle attira la mia attenzione due camosci si rincorrono a perdifiato lungo un canalone alla nostra sinistra.
Dopo questi momenti di pura estasi faunistica ci rimettiamo in cammino e al bivio della Terlago Bike scendiamo verso la val Morta; seguiamo poi lungo la comoda strada forestale che ci riporta ai laghi di Lamar.
Flavio esplora la Val Trementina

Uno sguardo verso la Val Manara e Fai della Paganella

La faggeta
Nei pressi di malga Terlago Bassa (719 m) prendiamo il sentiero 627 e saliamo negli ampi e verdi pascoli che sovrastano i due laghi. Sto discorrendo con Flavio quando un movimento fulmineo attira la mia attenzione, giusto il tempo di vedere un codino bianco: è un capriolo che scappa a grandi balzi.
Raggiungiamo la forestale che porta a Monte Terlago e proseguiamo verso destra in cerca della traccia che sale al Canalon Battisti.
Dopo aver risolto l'arcano mistero della "finta otite" di Flavio (LOL!) intercettiamo il fantomatico sentiero e cominciamo a seguirlo. Passiamo vicino al ghiaione dove, comodamente dal salotto di casa, osserviamo i camosci. Lungo il sentiero, sul ramo di un pino mugo pregno di resina, c'imbattiamo in peli freschi d'orso.
Continuiamo a camminare fino a che ci troviamo di fronte a un “muro”. Le indicazioni sono chiare, il percorso meno. Il terreno è molto friabile e corre sotto delle vertiginose pareti, alla seconda scarica di sassi decidiamo prudentemente di ritornare sui nostri passi.
Nei pressi di un palco di caccia ci fermiamo a pranzare e la Paganella ci fa sentire la sua voce, quella più violenta e imprevedibile: grida di roccia frantumata!
Vista l'ora decidiamo di inoltrarci verso la mitica val Trementina. La testata di questa valle è famosa grazie alle vie d'arrampicata che la percorrono, ma dove non ci sono i climber regnano sovrani i camosci.
Imbocchiamo il sentiero 682, detto sentiero dei Pontesei. Un tempo questo esposto sentiero assecondava i numerosi canaloni della parete est della Paganella e terminava alla testata della val Manara. Da anni però è chiuso, e penso mai aprirà, perché in più punti è inagibile a causa delle numerose frane.
Da notare che, mentre se lo si prende dalla val Manara c'è il cartello di sentiero chiuso, da questo lato non c'è alcuna segnalazione.
In località Mez Pian c'inoltriamo in una verde faggeta. Ci sono degli alberi enormi e contorti, c'è magia nell'aria, in alcuni punti mi sembra di camminare nelle Foreste Casentinesi. Ma tutto ad un tratto il mio stato di contemplazione è rotto da un concitato calpestio, è un camoscio che scappa via.
Proseguiamo fino al profondo intaglio della val Trementina; rapiti dall'asprezza del luogo c'inoltriamo a esplorare la gola dell'omonimo rio. Ritornati sui nostri passi andiamo avanti fino a uno spiazzo panoramico (1112 m) dove ci fermiamo a sbinocolare; il sentiero è franato poco dopo.
In alto, su una parete verticale, fa capolino un camoscio, non si capisce dove si stia appoggiando, sembra librarsi nell'aria, ci “fischia” e poi fugge via. Sotto di noi, nella sua selvaggia bellezza, si snoda la val Manara.
Su una prateria baciata dal sole individuiamo tre camosci pascolare pacificamente, quand'ecco nell'aria un grido, è il grido dell'aquila. Silenzio e poi ancora un altro grido, ci sono due aquile. Questo suono mi ha fatto vibrare il cuore.
Una sparisce in val Trementina, l'altra volteggia in alto, sempre più lontana fino a sparire nel bianco delle nubi.
Sto ancora seguendo il volo del rapace, quando un rumore alle mie spalle attira la mia attenzione due camosci si rincorrono a perdifiato lungo un canalone alla nostra sinistra.
Dopo questi momenti di pura estasi faunistica ci rimettiamo in cammino e al bivio della Terlago Bike scendiamo verso la val Morta; seguiamo poi lungo la comoda strada forestale che ci riporta ai laghi di Lamar.
Flavio esplora la Val Trementina
Uno sguardo verso la Val Manara e Fai della Paganella
La faggeta
domenica 3 aprile 2011
03/04/2011 Gita d'apertura SAT: "Itinerario dei 7 Passi" (Gazza)
Ogni primavera arriva puntuale il consueto appuntamento con la gita d'apertura dell'anno satino. Quest'anno è la volta dell'itinerario dei 7 passi: un lungo percorso escursionistico che, attraverso antichi sentieri che un tempo servivano come vie di comunicazione, collega le sette Frazioni del Comune di Vezzano.
Parcheggiamo le auto a Vezzano (386 m) e, in una splendida e calda giornata di sole, in 26 satini ci incamminiamo lungo le vie del centro; giunti al mulino Manzoni ci dirigiamo alla vicina località Aguil. Attraversando un bosco ceduo giungiamo alle Buse, località dove si alternano campi coltivati, boschi e pinete. In breve eccoci a Ciago (540 m) dove imbocchiamo il ripido ciottolato che si inerpica verso il Gazza per poi girare a sinistra verso Lon.
A Lon, con panorama sui laghi di Santa Massenza e Toblino, imbocchiamo la strada di campagna che scende a Fraveggio (430 m). Da quest'altra amena frazione caliamo lungo la stradina che scende verso Santa Massenza per poi prendere a destra il ripido e impegnativo sentiero che porta a Margone.
Questo tratto di sentiero denominato "Scal" s'inerpica lungo la verticale parete del Gazza fino alla località "5 Roveri" (700 m). La gran calura e la rampa micidiale ci fanno dannare e sudare, il gruppo si divide, ma poi ci ritroviamo tutti assieme sulla strada provinciale; da questa prendiamo la mulattiera che in breve ci conduce a Margone (950 m).
Dopo un'altra breve pausa puntiamo a ovest per prendere il sentiero, a tratti esposto, delle "Cruze".
Lungo questo sentiero troviamo ahimè una brutta sorpresa: in un passaggio obbligato giace un camoscio decapitato, macabra dimostrazione di grettezza e stupidità di alcuni "elementi" della razza umana.
Due satini fanno scivolare la carcassa lungo un canalone così possiamo proseguire.
Finalmente eccoci a Malga Bael (1090 m) dove, con sullo sfondo l'innevata Cima Ghez, pranziamo nell'ampia radura puntellata da maestosi faggi secolari.
Finito il momento conviviale scendiamo a Ranzo (740 m) percorrendo il sentiero usato un tempo per il trasporto del fieno in paese con le slitte.
A Ranzo ci concediamo un'ulteriore pausa birra e gelato. Terminata la sosta, oltre la chiesa, imbocchiamo la stradina che scende lungo la stretta "Val della Fontana" in direzione Est.
Giunti alla località Paone, anziché prendere l'esposta Madruzziana, proseguiamo a destra sulla carrabile che percorre la valletta del Rio Ranzo - valle ricca di falesie - e raggiungiamo agevolmente Castel Toblino, dove percorriamo la passeggiata lungolago e raggiungiamo Santa Massenza (255 m).
Costeggiamo la centrale lungo la riva nord del Lago, per poi imboccare a sinistra una strada di campagna che sale in direzione nord - est. Dopo poco arriviamo sulla strada statale, la affianchiamo per un breve tratto per poi prendere un tratturo che tra le campagne (località Fontana Morta) ci conduce nuovamente a Vezzano.
Tra chi rincasa velocemente e chi invece si ferma a gustarsi un altro gelato anche questa gita è giunta al termine.
Dimenticavo il "giretto" è di circa 23 km!!!
La President, Flavio ed Elisa

Il gruppo
Parcheggiamo le auto a Vezzano (386 m) e, in una splendida e calda giornata di sole, in 26 satini ci incamminiamo lungo le vie del centro; giunti al mulino Manzoni ci dirigiamo alla vicina località Aguil. Attraversando un bosco ceduo giungiamo alle Buse, località dove si alternano campi coltivati, boschi e pinete. In breve eccoci a Ciago (540 m) dove imbocchiamo il ripido ciottolato che si inerpica verso il Gazza per poi girare a sinistra verso Lon.
A Lon, con panorama sui laghi di Santa Massenza e Toblino, imbocchiamo la strada di campagna che scende a Fraveggio (430 m). Da quest'altra amena frazione caliamo lungo la stradina che scende verso Santa Massenza per poi prendere a destra il ripido e impegnativo sentiero che porta a Margone.
Questo tratto di sentiero denominato "Scal" s'inerpica lungo la verticale parete del Gazza fino alla località "5 Roveri" (700 m). La gran calura e la rampa micidiale ci fanno dannare e sudare, il gruppo si divide, ma poi ci ritroviamo tutti assieme sulla strada provinciale; da questa prendiamo la mulattiera che in breve ci conduce a Margone (950 m).
Dopo un'altra breve pausa puntiamo a ovest per prendere il sentiero, a tratti esposto, delle "Cruze".
Lungo questo sentiero troviamo ahimè una brutta sorpresa: in un passaggio obbligato giace un camoscio decapitato, macabra dimostrazione di grettezza e stupidità di alcuni "elementi" della razza umana.
Due satini fanno scivolare la carcassa lungo un canalone così possiamo proseguire.
Finalmente eccoci a Malga Bael (1090 m) dove, con sullo sfondo l'innevata Cima Ghez, pranziamo nell'ampia radura puntellata da maestosi faggi secolari.
Finito il momento conviviale scendiamo a Ranzo (740 m) percorrendo il sentiero usato un tempo per il trasporto del fieno in paese con le slitte.
A Ranzo ci concediamo un'ulteriore pausa birra e gelato. Terminata la sosta, oltre la chiesa, imbocchiamo la stradina che scende lungo la stretta "Val della Fontana" in direzione Est.
Giunti alla località Paone, anziché prendere l'esposta Madruzziana, proseguiamo a destra sulla carrabile che percorre la valletta del Rio Ranzo - valle ricca di falesie - e raggiungiamo agevolmente Castel Toblino, dove percorriamo la passeggiata lungolago e raggiungiamo Santa Massenza (255 m).
Costeggiamo la centrale lungo la riva nord del Lago, per poi imboccare a sinistra una strada di campagna che sale in direzione nord - est. Dopo poco arriviamo sulla strada statale, la affianchiamo per un breve tratto per poi prendere un tratturo che tra le campagne (località Fontana Morta) ci conduce nuovamente a Vezzano.
Tra chi rincasa velocemente e chi invece si ferma a gustarsi un altro gelato anche questa gita è giunta al termine.
Dimenticavo il "giretto" è di circa 23 km!!!
La President, Flavio ed Elisa
Il gruppo
venerdì 11 marzo 2011
Aria di primavera.. aria di risvegli ursini..
Con le prime giornate calde iniziamo a fare i primi giri in cerca di segni di presenza del nostro amico plantigrado.
Il 6 febbraio abbiamo fatto un corto giro ad anello sopra Covelo dove abbiamo trovato i primi scavi, ma molto probabilmente si tratta di roba vecchia.
Il 6 marzo è stata la volta de il Coel de Val, sopra Monte Terlago. Con le prime anemoni epatiche che puntellano di viola il sottobosco ci siamo inerpicati lungo il sentiero che sale al passo di S.Antonio; abbiamo rinvenuto alcuni scavi, ma la maggior parte del tempo l'abbiamo passato a sbinocolare gli alti versanti della Paganella. Claudio ha visto correr via un bel camoscio.
Nel pomeriggio dell'8 marzo siamo ritornati in zona Covelo e qui finalmente abbiamo trovato alcuni scavi freschi e dei bei peli incastrati su due grattatoi.
Ha inizio così un nuovo anno alla ricerca dell'orso.
“per questo continueremo a salire, a binocolare e scrutare lontano: per scorgere gli esseri fiabeschi che abitano le cime, i pascoli e i valloni.” (cit. “Terre alte “ di Carlo Grande”)
Scavo d'orso

Peli d'orso su grattatoio

Nebbie sul Garda
Il 6 febbraio abbiamo fatto un corto giro ad anello sopra Covelo dove abbiamo trovato i primi scavi, ma molto probabilmente si tratta di roba vecchia.
Il 6 marzo è stata la volta de il Coel de Val, sopra Monte Terlago. Con le prime anemoni epatiche che puntellano di viola il sottobosco ci siamo inerpicati lungo il sentiero che sale al passo di S.Antonio; abbiamo rinvenuto alcuni scavi, ma la maggior parte del tempo l'abbiamo passato a sbinocolare gli alti versanti della Paganella. Claudio ha visto correr via un bel camoscio.
Nel pomeriggio dell'8 marzo siamo ritornati in zona Covelo e qui finalmente abbiamo trovato alcuni scavi freschi e dei bei peli incastrati su due grattatoi.
Ha inizio così un nuovo anno alla ricerca dell'orso.
“per questo continueremo a salire, a binocolare e scrutare lontano: per scorgere gli esseri fiabeschi che abitano le cime, i pascoli e i valloni.” (cit. “Terre alte “ di Carlo Grande”)
Scavo d'orso
Peli d'orso su grattatoio
Nebbie sul Garda
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sabato 2 ottobre 2010
02/10/2010 Ancora una volta nelle nebbie: Monte Ranzo (Gazza)
Con Claudio ed Elisa partiamo alla volta dello Zuffo dove c'incontriamo con Flavio, Linda e Xavi.
Visto il “bellissimo” tempo decidiamo, anziché di allontanarci verso il Bleggio come da programma, di salire sul vicino Monte Ranzo.
Parcheggiamo l'auto a Margone (941 m ) e da qui c'incamminiamo lungo la strada forestale che passa vicino al cimitero.
La Valle dei Laghi è ammantata dalle nebbie.
Saliamo fino a 1682 metri, sopra Malga Gazza, e da qui prendiamo la strada (segnavia 602) che percorre la lunga dorsale del Gazza. Ad un certo punto notiamo sul promontorio in lontananza un vistoso profilo, un grosso animale marrone, palpitazioni a mille, binocolo... è solo una mucca..porc!
Proseguiamo nelle nebbie e nell'umidità; incontriamo moltissimi, troppi, cacciatori.
Ripetutamente risuona nell'aria l'eco di spari, l'autunno per molti versi è la stagione che preferisco in montagna, ma per altri no.. ogni sparo è una ferita al cuore, spesso mi chiedo chi è stato ucciso, si sarà accorto di essere stato al centro del mirino? Avrà visto in faccia la morte o gli sarà arrivata alle spalle?
Proseguiamo il nostro cammino lungo il segnavi 602, poi prendiamo una mulattiera che in breve ci porta in cima al monte Ranzo (1836 m).
Le nebbie si diradano un poco, giusto il tempo di godere della vista sul Brenta, poi si richiudono ancora. Dentro quelle nebbie forse indugia anche l'anima di mia zia, venuta a mancare proprio due giorni fa, chissà se adesso avrà raggiunto il suo amato marito.
Pranziamo e poi ritorniamo verso malga Gazza percorrendo la larga cresta.
Dalla malga imbocchiamo il sentiero che, attraversando un bel bosco di faggi, ci porta a Malga Bael (1086 m). Qui, finalmente baciati dal sole, ci rilassiamo un po'.
Finita la siesta imbocchiamo il sentiero panoramico che, tagliando il fianco sud della montagna, riporta a Margone; ad un tratto un rumore nel bosco ecco 3-5 camosci che corrono via verso l'alto.
Nei pressi del paese troviamo alcune fatte piene di bacche, seguo piste nell'erba, sentieri nel bosco, raccolgo un po' di campioni, ma alla fine, vista la presenza di latrine, concludo che si tratta di fatte di tasso.
Ben presto siamo al parcheggio e a suon di “Ciapa la galeina!!!” si conclude anche quest'avventura sui monti di casa.
Sua Maestà il Brenta emerge dai mughi!
Altre foto (poche e fatte con la compattina) qui
Visto il “bellissimo” tempo decidiamo, anziché di allontanarci verso il Bleggio come da programma, di salire sul vicino Monte Ranzo.
Parcheggiamo l'auto a Margone (941 m ) e da qui c'incamminiamo lungo la strada forestale che passa vicino al cimitero.
La Valle dei Laghi è ammantata dalle nebbie.
Saliamo fino a 1682 metri, sopra Malga Gazza, e da qui prendiamo la strada (segnavia 602) che percorre la lunga dorsale del Gazza. Ad un certo punto notiamo sul promontorio in lontananza un vistoso profilo, un grosso animale marrone, palpitazioni a mille, binocolo... è solo una mucca..porc!
Proseguiamo nelle nebbie e nell'umidità; incontriamo moltissimi, troppi, cacciatori.
Ripetutamente risuona nell'aria l'eco di spari, l'autunno per molti versi è la stagione che preferisco in montagna, ma per altri no.. ogni sparo è una ferita al cuore, spesso mi chiedo chi è stato ucciso, si sarà accorto di essere stato al centro del mirino? Avrà visto in faccia la morte o gli sarà arrivata alle spalle?
Proseguiamo il nostro cammino lungo il segnavi 602, poi prendiamo una mulattiera che in breve ci porta in cima al monte Ranzo (1836 m).
Le nebbie si diradano un poco, giusto il tempo di godere della vista sul Brenta, poi si richiudono ancora. Dentro quelle nebbie forse indugia anche l'anima di mia zia, venuta a mancare proprio due giorni fa, chissà se adesso avrà raggiunto il suo amato marito.
Pranziamo e poi ritorniamo verso malga Gazza percorrendo la larga cresta.
Dalla malga imbocchiamo il sentiero che, attraversando un bel bosco di faggi, ci porta a Malga Bael (1086 m). Qui, finalmente baciati dal sole, ci rilassiamo un po'.
Finita la siesta imbocchiamo il sentiero panoramico che, tagliando il fianco sud della montagna, riporta a Margone; ad un tratto un rumore nel bosco ecco 3-5 camosci che corrono via verso l'alto.
Nei pressi del paese troviamo alcune fatte piene di bacche, seguo piste nell'erba, sentieri nel bosco, raccolgo un po' di campioni, ma alla fine, vista la presenza di latrine, concludo che si tratta di fatte di tasso.
Ben presto siamo al parcheggio e a suon di “Ciapa la galeina!!!” si conclude anche quest'avventura sui monti di casa.
Sua Maestà il Brenta emerge dai mughi!
Altre foto (poche e fatte con la compattina) qui
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