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lunedì 21 gennaio 2013

20-21/01/2013 E finalmente neve fu.. ciaspolada al lago del Vedes (Grumes)

Giungiamo - io, Claudio, Elisa e Flavio - a Grumes verso le 10 e finalmente la troviamo imbiancata.
La temperatura si aggira sui -4/5°, scarichiamo armi e bagagli e zaino in spalla c'incamminiamo lungo la strada, giunti alla fine di questa calziamo le ciaspole.
Anziché percorrere la forestale imbocchiamo il sentiero, man mano che saliamo aumenta anche la neve. Finito il tratto di sentiero, rintercettiamo la forestale e la seguiamo fino al passo Pozmar.
Al valico prendiamo la strada che porta alla baita del Lonz, nei cui pressi deviamo sul sentiero verso il biotopo del Vedes.
Entriamo in una valletta che ha un che di magico, il rivo che la solca è parzialmente coperto dal ghiaccio e la neve è incollata sugli alti fusti degli abeti.
Siamo quasi al lago, incontriamo le prime betulle e le mughete che lo circondano, facciamo il giro ed entriamo nella torbiera dove, approfittando di qualche sparuto raggio di sole, mangiamo qualcosina.
Prendiamo poi la strada forestale che scende a Valdonega: il manto nevoso è inviolato, a parte dei grossi cervi non è passato nessuno, scendiamo così su un tappeto di neve soffice e polverosa.
Oltrepassiamo la località Le Pause e poco oltre imbocchiamo il vecchio tratturo che scende al Casel dei Masi. Questo tratto è abbastanza ostico perché il fondo sotto la neve è ciottoloso e ci si inciampa in continuazione.
Ben presto giungiamo a casa; nel frattempo sono arrivati anche i miei genitori, veniamo quindi accolti dal caldo del camino e da un fumante piatto di pasta.
Nel tardo pomeriggio comincia a nevicare, prima piano poi sempre più forte; così fra un pandoro e infinite partite di Bang e King giunge l'ora di andare a dormire.

Il risveglio è uno dei più belli: apro la porta e tutto è ricoperto dalla neve.
Nevicherà per tutto il giorno.
Continuo a guardare dalla finestra: i meleti sono ormai ricoperti dalla neve, i camini della rade case stanno tutti fumando, un fringuello si contende le briciole con una coppia di variopinte cinciarelle e le nebbie lambiscono le cime dei larici in fondo al prato.
Il silenzio è rotto solo da qualche abbaio di cane.
Sospiro e mi vengono alla mente le parole del compianto Mario Rigoni Stern:

"La neve verrà leggera come piccole piume d'oca, soffermandosi prima sugli alberi, quindi filtrerà tra i rami posandosi infine sui cortinari gelati, sugli arbusti di mirtillo, sul muschio come velo di zucchero su una torta.
Le lepri, i caprioli, i cervi staranno immobili a guardare il nuovo paesaggio.
Le volpi dentro la tana spingeranno fuori il naso per fiutare il nuovo e antico odore che ritorna.
Ma quando sarà tutto bianco, si ricorderanno gli scoiattoli dove hanno nascosto le provviste?
Il vecchio urugallo dello Scoglio del Tasso volerà sull'abete dove generazioni della sua famiglia hanno aspettato la primavera nutrendosi delle sue foglie.
Il bosco sarà immerso in un tempo irreale e io andrò a camminarci dentro come in un sogno.
Molte cose appariranno chiare in quella luce che nasce da se stessa.
"

Un'ultima partita a King e poi dobbiamo nostro malgrado scendere a valle.. ma la neve ci accompagnerà fino a casa rendendo il rientro un po' meno amaro.

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Torbiera del Vedes
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I masi di Grumes
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Alberi
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Cinciarella
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Amico pennuto
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sabato 12 gennaio 2013

12/01/2013 Semiciaspolada a Cima Lasta/Astjoch (Alpe di Luson)

Finalmente si prospetta un sabato con bel tempo e alta visibilità, ci accordiamo con Max P - che è da tanto che non vediamo - e decidiamo di andare sull'alpe di Luson, un posto dove non siamo mai stati.
Dopo Siusi, Luson è il secondo più grande altopiano dell'Alto Adige. L'omonima valle che conduce a esso si trova a est di Bressanone ed è chiusa dal Sass de Putia, lambisce il massiccio della Plose ed è divisa dalla val Pusteria dall'alpe di Rodengo e Luson.
Dopo un viaggio infinito ci ritroviamo nel parcheggio vicino alla malga Reaswiese (1660 m) . Il termometro dell'auto oscilla tra -3°/4°, ma il sole ci riscalda con i suoi tiepidi raggi. Siamo in dubbio se portare le ciaspole o meno, l'itinerario è conosciuto e battuto, si, no, boh.. alla fine le porto.
C'incamminiamo lungo la strada e poco oltre alcune macchine ci sorpassano... uhm sulla cartina c'era un divieto, ma non sembra.. infatti poi scopriremo che 200 metri più in altro c'è un altro parcheggio.
Usciamo dal bosco e ci troviamo sull'alpe dinnanzi a un panorama grandioso.
Aaah gli altopiani mi mancavano!
Risaliamo lungo una pista ben battuta fin quasi al rifugio Rastnerhütte, da dove la vista si apre anche sulle cime innevate della Val Aurina. Tocchiamo il rifugio Starkenfeldhütte (1939 m) e proseguiamo sulla strada: qui abbiamo il nostro primo incontro con uno sciatore trainato dai cani (denominato sci-can :D): oggi c'è una gara di questa disciplina.
Abbandoniamo la strada e imbocchiamo il sentiero che sale verso la nostra meta; dopo una rampa micidiale fa capolino la grossa croce di vetta.. ed ecco il vento.. sempre più forte.
Giungiamo in cima ai 2194 metri dell'Astjoch o Burgstall e fa un freddo tremendo. Sotto di noi c'è Brunico, dietro emergono le Dolomiti della val Badia, il Sas de Putia, le Odle, Plose, i Sarentini e monti di Fundres.. spettacolo a 360°!
Scambiamo due chiacchiere con un "compaesano" e poi ci diamo alla fuga. Decidiamo di andare a pranzare al caldo in uno dei tanti rifugi e malghe che puntellano l'alpe; stanca di portare le ciaspole sulla schiena le indosso.
Scendiamo verso un valico e da qui alla sottostante strada; evitando slitte e cani annessi giungiamo a un centinaio di metri sopra il rifugio Kreuzwiesen o Prato Croce (1926 m). Tagliamo per un prato e per il bosco, ci incasiniamo un po' sul ghiaccio e su alcuni cespugli ma alla fine giungiamo al rifugio.
Ci sediamo all'aperto riparati dal vento. Io e Max ordiniamo orzetto, Claudio un "secchio" di pasta e nel frattempo contempliamo il Sass de Putia.
Concludiamo il pranzo con un tocco di dolce, il famoso Kaiserschmarren, e poi ci diamo alla fuga perché il vento infine è giunto anche qui. Con le mani e i piedi congelati ci avviamo sulla strada del ritorno.
Inizialmente percorriamo la strada battuta, poi deviamo su un sentiero che attraversa rivi e boschi, un'ultima pausa presso una bella baita di legno e poi ritorniamo sull'alpe e ripercorriamo la strada fino al parcheggio.
..e con un incantevole tramonto finisce alla grande anche questa giornata.
Gli altopiani non deludono mai!

Alpe di Luson
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Scorci grandiosi
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Gli ultimi passi prima della vetta
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Claudio e dietro i monti di Fundres
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Io, Brunico e i monti della Val Aurina
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Uno sguardo sulle Dolomiti della val Badia
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Sass de Putia
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Tramonto
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venerdì 28 dicembre 2012

28/12/2012 Ramponata sullo Stivo (Stivo - Bondone)

Approfittando delle ferie natalizie mi accordo con Max per una gita sulla neve, dopo aver vagliato alcune possibilità optiamo per una meta classica: lo Stivo. Ci farà compagnia anche la cagnolona di suo fratello, Shira.
All'alba - poco prima della partenza - squilla il telefono. E' Linda: le è saltata una gita e si unirebbe volentieri a noi. Ottimo. Ci accordiamo per trovarci al passo di Santa Barbara.
Giunti a Bolognano di Arco ad un bivio notiamo un cartello che parla della chiusura della strada per il Monte Velo - uhm - ma poi non troviamo più nulla quindi diamo per scontato che non ci siano problemi e cominciamo a salire lungo una stretta e tortuosa strada.
Driiiin. Squilla il telefono, è Linda da Santa Barbara che ci avvisa che la strada che scende ad Arco - la nostra - è chiusa. Bene. Proseguiamo comunque e quando mancano due chilometri alla meta troviamo il fatidico "ALT! Strada chiusa", decidiamo quindi di coprire questa distanza a piedi.
La strada è una lastra di ghiaccio, quindi calzo già da subito i ramponcini.
Risaliamo fino al passo di Santa Barbara (1175 m) dove, illuminata dal sole, fa la sua apparizione Linda. Quattro chiacchiere e poi via, risaliamo lungo la strada fino al pianoro di S.Antonio (1220 m) dove imbocchiamo il sentiero 608 bis che coincide con una mulattiera. Anche Linda decide saggiamente di calzare i ramponi.
Ci alziamo sempre più e il panorama si apre, il Garda si dispiega con mille riflessi e scintillii verso la pianura. Ma ecco che arrivano i primi refoli di vento, aiha.
Giungiamo nell'ampia conca di Malga Stivo (1748 m) e il vento è insopportabile; al riparo di una fatiscente costruzione ci fermiamo a bere del the caldo, mentre il nostro amico quadrupede, per la gioia del badante, si pappa un bel topo.
Ora dobbiamo affrontare il ripido strappo finale, saliamo indomiti con il vento che ci spara in faccia raffiche di gelidi cristalli, giungiamo così in cresta dove affrontiamo l'ultimo delicato traverso ed infine giungiamo all'Ultima Casa Accogliente ovvero il Rifugio Marchetti sul Monte Stivo (2009 m).
Un orzetto e una polenta calda non ce li leva nessuno.
Soddisfatti e rimpinzati ci prepariamo per il rientro, sono indecisa se mettermi i ramponcini o no, alla fine li metto ed è peggio, ogni due metri devo fermarmi per togliere il maledetto zoccolo che si forma tra le punte..beata la Linda e i suoi ramponi "seri".
Rieccoci a malga Stivo dove facciamo un'ultima pausa the, mentre Shira fa merenda con un bel panin.......
Il crepuscolo si fa strada, con Linda sosteniamo Max nei punti critici ovvero dove la strada è interamente coperta dal ghiaccio, giungiamo così a Santa Barbara dove salutiamo la nostra amica mordace.
Ci aspettano ancora due chilometri di asfalto e ghiaccio, e con un tramonto che infuoca la Rocchetta giungiamo infine all'auto e alla fine di un altro appagante anno escursionistico.

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giovedì 27 dicembre 2012

01/12/2012 Per l'ennesima volta alla Croce di Fai (Fausior)

E' arrivato l'inverno e anche un po' di neve.
Il cielo è cupo e cade qualche fiocco quando parcheggiamo a Santel (1033 m). Imbocchiamo di gran lena la forestale e poi la strada delle Mozzane; come ormai d'abitudine ignoriamo il sentiero ufficiale e proseguiamo verso malga Val dei Brenzi per poi prendere un anonimo sentiero.
Eccoci nella "nostra" valletta circondata da pallide rocce calcaree e abeti bianchi, il ricordo corre immancabilmente e con una certa nostalgia alla Slovenia.
Arriviamo alla baita Campedel (1364 m). Stiamo camminando sotto una lieve nevicata e il paesaggio intorno a noi è coperto da un sottile strato di candido biancore.
Poco oltre imbocchiamo l'amena valletta che sale alla Croce di Fai.
Che pace, che silenzio. Il sentiero è solcato da numerose piste d'animali.
Giungiamo in cima, ci saranno una quindicina di centimetri di neve. Fa troppo freddo per pranzare, così sorseggiamo solamente un po' di infuso caldo e mangiamo qualche biscotto.
Per il rientro percorriamo la "famigerata" strada forestale che taglia il versante sud orientale del Fausior. Sulla via del ritorno individuiamo un sentiero che potrebbe essere papabile per l'orso: andiamo in avanscoperta e come subodorato rinveniamo vecchi peli su di un tronco divelto.
Ritornati sulla strada in breve raggiungiamo Santel.

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sabato 21 aprile 2012

21/04/2012 “Inverno” in val Manez (Brenta)

Io, Claudio e Max ci troviamo all'imbocco della Val Manez: il termometro dell'auto segna 0° e la valle, grazie alla nevicata della notte, si presenta in veste invernale.
Lasciata l'auto in località Colonia (1184 m) risaliamo lungo la comoda forestale che occupa il fondovalle.
Gli alberi sono coperti da un sottile strato di neve che, a causa dell'aumento della temperatura, provoca un continuo e talvolta fastidioso stillicidio.
Siamo i primi a risalire la strada. Il canto dell'acqua è tutto intorno a noi: ci accompagna con il mormorio del ruscello e il ticchettio della neve che fonde. Tutta un'altra musica rispetto a nemmeno un mese fa quando si sentiva solo il crepitio delle foglie secche e il suono sordo dei passi sul terreno arido.
Risaliamo la valle fino alla sella del passo delle Malghette (1723 m), qui decidiamo di proseguire un po'. Si fa fatica, la neve arriva fin oltre le ginocchia. Arriviamo nei pressi di un canalone e optiamo per il ritiro: troppa neve pesante e troppo ripidi i versanti che dobbiamo attraversare.
Ritorniamo al passo, dove pranziamo e di tanto in tanto sbinocoliamo verso la dorsale che dal Monte Tof corre fino al Monte Iron: non c'è un animale a pagarlo oro.
Finito di mangiare ritorniamo sui nostri passi. Fino ad un certo punto ripercorriamo la via dell'andata, poi optiamo per una variante che ci porta diritto su di un grattatoio. Dopo aver incontrato un guardaparco, eccoci in località Poza (1581 m); una breve pausa e poi giù, con sempre meno neve, fino all'auto.

Inverno in Val Manez

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Passo delle Malghette

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sabato 14 aprile 2012

14/04/2012 Quattro passi sul Dos dela Quarta (Brenta)

Il tempo è cupo. Le montagne, dai 1300 metri in su, sono imbiancate: merito di questo inizio aprile fresco e ricco di precipitazioni.
Vista la neve decidiamo di andare in cerca d'impronte d'orso.
Risaliamo lungo la strada che porta a malga d'Arza e parcheggiamo l'auto a circa 1200 metri.
C'incamminiamo lungo una forestale e fatti pochi passi c'imbattiamo in ciò che stavo cercando: le prime, grosse, impronte d'orso. Cominciamo a seguire la pista che, tranne una piccola deviazione verso un grosso larice dove il plantigrado si è grattato, ricalca il tracciato della strada con continuità.
La talloniamo per un po', poi imbocchiamo un'altra strada che ci porta al Pra del Nort. Da questo risaliamo fino al bivio con il To delle Cianvaze (1341 m) dove prendiamo una ripidissima mulattiera.
Nel frattempo dal cielo cominciano a cadere i primi fiocchi di neve, ma ben presto la nevicata si fa sempre più fitta.
Sbuchiamo nella radura del Dos del Maseraz (1649 m) ed ecco un'altra evidentissima pista d'orso. Claudio la segue in avanti, io a ritroso: mi insinuo a fatica nel fitto del bosco prendendomi qualche ramata in faccia.
La seguiamo per un po', poi decidiamo di mangiare qualcosa al riparo della tettoia del rifugio del Dos della Quarta (1659 m).
Ora sta nevicando fitto fitto e tutti i suoni ci giungono ovattati.
Finito il break ritorniamo alla pista e ricominciamo a seguirla, ad un certo punto ritorna su una strada forestale, per poi inerpicarsi nel fitto del bosco.
A questo punto diciamo addio all'orso e imbocchiamo la strada principale per un breve tratto; nei pressi del bivio del To de San Lorenz (1540 m) optiamo per una deviazione adventure e con non poche difficoltà - varie (mie) cadute e ramaglie varie - atterriamo, è questo il termine corretto, sulla strada che sale alla d'Arza.
La percorriamo fino al rifugio Fontana (1284 m) e da qui prendiamo l'ennesima strada forestale che ci riporta al Pra del Nort dove scendiamo a casaccio nel bosco.
Rintercettiamo l'altra pista e la ripercorriamo fin quasi all'auto... fino alla fine seguendo i passi di fratelli orso.

"Sarebbe bello, credo, se assieme alle ultime tracce lasciate dall'uomo sulla Terra, si potessero, un giorno, ritrovare le ampie impronte del grande Orso bruno." (E. Fleming)

Pista (a sinistra di Cla) al Dos del Maseraz

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Rifugio Dos della Quarta

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:)

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sabato 31 marzo 2012

31/03/2012 Ciaspolada al cospetto dei Giganti: rifugio Martello (Cevedale - Val Martello)

Con Claudio, Flavio e Max siamo in viaggio da quasi 2 ore...e ci sembra un'infinità!
Stiamo risalendo la val Martello, una valle laterale della val Venosta che s'inoltra nel cuore del gruppo Ortles - Cevedale. Oltrepassiamo il lago di Gioveretto e affrontiamo gli ultimi ripidi tornanti che ci conducono al rifugio Genziana/Henzianhütte (2051 m) dove parcheggiamo l'auto.
Ci cambiamo e imbocchiamo il sentiero 151 che attraversa un bel bosco di cembri, al suolo c'è poca neve. Proseguiamo un po' e poi calziamo le ciaspole, più per non scivolare che per reale bisogno, e in breve siamo al rifugio Nino Corsi/Zufallhütte (2265 m). Nei pressi della graziosa chiesetta facciamo una piccola pausa: la giornata è tersa e splende il sole, ma tira un vento fastidioso che s'insinua ovunque.
Con la coda dell'occhio vedo un movimento sui verdi pascoli della val Mandriccio, prendo il binocolo di Max e intercetto così due grossi camosci.
Ci rimettiamo in marcia e costeggiamo una valletta con una parete ricoperta di colate di ghiaccio, a terra c'è neve dura. Superiamo questo sbalzo e giungiamo al muraglione di pietra eretto un secolo fa per bloccare eventuali esondazioni dai laghetti glaciali nel Rio Plimabach.

Dinnanzi a noi si apre un ampio vallone di una bellezza sconcertante, quasi patagonica.
Macchie di prateria color ocra che emergono dalla neve, un sottile filo d'acqua che solca il fondovalle, cime severe ai lati e all'orizzonte le grandi vette con i loro ghiacciai, su tutte svetta fiera la Zufallspitze. Alla nostra sinistra, su uno sperone roccioso ai piedi di cima Venezia si staglia la nostra meta, il rifugio Martello.

Percorriamo il sentiero invernale e, accompagnati dal fluire dell'acqua, attraversiamo il fondovalle fino a che non giungiamo all'attacco del muro di 200 metri che ci separa dal rifugio.
Saliamo alla spicciolata, bisogna far attenzione perché la neve è dura e in alcuni tratti c'è ghiaccio scoperto, ma fortunatamente i ramponi delle ciaspole mordono bene.
Mi prende la frenesia, mi alzo velocemente, poi mi fermo ad aspettare i miei compagni d'avventura e toh..appena mi giro lo sguardo è attratto dalla superlativa piramide del Gran Zebrù... senza parole.
Finalmente superiamo il tratto ostico e in breve siamo al Rifugio Martello/Marteller hütte (2610 m) frequentato da molti scialpinisti. Dopo aver pranzato, più per ripararci dal vento fastidioso che altro, entriamo in rifugio a bere qualcosa di caldo.
Dalla finestra ammiriamo estasiati il passo della Forcola, la Zufallspitze, la Suldenspitze, il Konigsspitze, la Mutspitze, il Pederspitze e via dicendo.

Finita la contemplazione ci prepariamo per il ritorno.
Ridiscendiamo con cautela il ripido salto e nel fondovalle seguiamo la pista battuta all'andata perché appena si esce da questa si sprofonda nella neve bagnata.
Sfioriamo nuovamente il rifugio Corsi e, dopo aver incontrato un buffo personaggio uscito direttamente dal set di Beautiful, raggiungiamo all'auto.
Ci attende il lungo viaggio di rientro verso Trento... ma un'agoniata tappa alla Forst ci rende il viaggio decisamente più piacevole!!!

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sabato 24 marzo 2012

24/03/2012 Pedorampociaspolata al Breitbichl (Maddalene – Val d'Ultimo)

La giornata inizia con una lastra di ghiaccio che mette a dura prova la mia povera Clio, ma la "piccola" non molla e finalmente raggiungiamo una comoda piazzola.
Siamo all'imbocco della val Clapa/Klapfbergtal in Val d'Ultimo/Ultental.
Ci carichiamo sulla schiena zaino e ciaspole e c'incamminiamo lungo la strada forestale contrassegnata con il segnavia 16.
Dopo due tornanti decidiamo di mettere i ramponcini per evitare di schiantarci sul fondo ghiacciato.
Poco dopo, sulla nostra destra, incrociamo la strada forestale che sale alla Londaialm; decidiamo di prendere questa, anziché il sentiero, perché meno ripida.
La strada è ricoperta da un sottile strato di neve. Non sono passati umani, ma in compenso sono passati tantissimi animali.. grosse impronte di cervo, saltellanti scoiattoli, barcollanti tassi, le piccole pinze del capriolo, camosci.. c'è di tutto.
La strada asseconda la dorsale della montagna e tra gli alberi fa capolino l'Orecchia di Lepre: il cielo si sta incupendo e là cominciano a cadere i primi fiocchi.
Siamo in pieno versante nord, sulla strada ora ci saranno 20 centimetri di neve, io ed Elisa decidiamo di indossare le ciaspole e battere strada per Claudio che n'è sprovvisto.
Arranchiamo con fatica sulla neve bagnata, sotto i piedi si forma uno zoccolo tremendo.
Giungiamo all'incrocio con il sentiero 16A, non c'è più neve, ci togliamo le ciaspole e risaliamo in un bel bosco di abeti verso la Londaialm.
Un ultimo strappetto ed eccoci alla malga (2084 m) dove faccio involare 5-6 pernici bianche.
Il luogo è idilliaco: alle spalle svetta Cima Trenta e di fronte si apre l'anfiteatro della val Clapa con le selvagge cime del Monte Faggiola, la Stubele, la Cima Binasia e via fino al passo Clapa.
Prima di attaccare la cima pranziamo comodamente su delle panche. Nel frattempo il cielo si è coperto e anche qui cominciano a cadere i primi fiocchi di neve.
Nascondiamo gli zaini e le ciaspole dietro la malga e c'avviamo verso la nostra cimetta liberi da fardelli. La vegetazione ora lascia spazio ai pascoli, seguiamo il sentiero sgombro da neve.
Ad un certo punto odiamo uno strano rumore, ci giriamo ed ecco due pernici volar via. Poi di nuovo silenzio.
Proseguo estasiata, giro l'angolo e riecco un frullare di ali.. le stesse due pernici s'involano a pochi metri da me... fantasmi bianchi in un cielo grigio.
Ecco la croce... siamo sul Colle Largo/Breitbichl (2287 m).. sotto di noi si apre la val d'Ultimo e di fronte è un tripudio di cime strepitose il Grande Ladro/Hoher dieb, l'Orecchia di Lepre/ Hasenhorl, Zufritt e Sternai.
Scattiamo foto a raffica e poi ritorniamo alla malga che ora è baciata dal sole.
Ci stravacchiamo sulla panca ed è di nuovo silenzio.

Dalle scandole di legno del tetto gocciala l'acqua di fusione della neve.
I forcelli pigolano nascosti negli arbusti vicino alla malga.
Che pace. Starei qui tutta la settimana.
Passerei le giornate a esplorare ogni angolo della valle e a leggere un buon libro.
La sera starei fuori a guardare le stelle con la speranza di udire il malinconico ululato del lupo solitario che frequenta queste zone.
Solo contro tutti (o quasi). In passato è stato scacciato. Sterminato.
E' arrivato fin qui dalla Svizzera.. e prima ancora dagli Appennini.. è ritornato nei suoi territori.. sopravvivrà? Lo raggiungerà una compagna, magari di origine dinarica? Formerà un branco?
Chi lo sa.. in cuor mio spero tanto di sì.
Poveri grandi predatori.. crocifissi da tutti... tacciati di essere dei mostri sanguinari.. degli assassini.. quando l'assassino vero è un altro, il più micidiale dei predatori, colui che sta compiendo la più grande estinzione di massa. Noi.

E' ora di rincasare, indossiamo i ramponcini e cominciamo la discesa. Ai margini di un pascolo vedo di sfuggita un cervo che fugge celermente nel bosco.
Per scendere imbocchiamo il ripido sentiero 16a. A tratti è ricoperto dalla neve, ad un certo punto notiamo un'impronta sospetta. Potrebbe essere di lupo, nei paraggi non ci sono impronte umane.
Troviamo altre impronte, però la neve è poca ed è impossibile ricostruire un'ipotetica pista, ma la sola idea che potremmo seguire le sue tracce ci esalta.
Giungiamo infine sulla forestale dove i nostri ultimi passi sono accompagnati dallo scrosciare del rio Klapf.

Forse la montagna, in ogni sua forma, è il nostro paradiso terrestre, concessoci perché sia meravigliosa e non grave la nostra permanenza su queste lande.” C.Roccati (da “Lacrime nella Pioggia”)


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domenica 18 marzo 2012

18/03/2012 Ciaspolata alla Gran Costa, Laite Va Piz (Odle)

E' giunto il giorno della ciaspolata "satina", meta della gita è la Gran Costa/Laite Va Piz al cospetto delle magnifiche Odle.
Ci ritroviamo in 26 satini e partiamo alla volta di Santa Maddalena di Funes- Villnöss.
Parcheggiamo a Rannui (1370 m) e osserviamo, con non poche perplessità, la lastra di ghiaccio che ricopre la forestale che dobbiamo percorrere (segnavia 28).
Cominciamo a risalirla con attenzione, c'è chi mette i ramponcini e chi prova ad avanzare a bordo strada.
Noi ovviamente li abbiamo dimenticati a casa!!! Claudio indoss le ciaspole, io ed Elisa proviamo ad avanzare senza, ma ad un certo punto ci arrendiamo all'evidenza e le calziamo anche noi.
Meteorologicamente parlando siamo fortunati: l'unica isola di sereno in tutta la regione è sopra le nostre teste.
Immersi in una foresta di abeti e cirmi risaliamo la valletta del rio Brogles e dopo un tratto molto ripido sbuchiamo in una radura: la vista sulle Odle e sulle Torri di Fermeda è mozzafiato.
In breve siamo a malga Brogles- Brogleshütt (2045 m) dove facciamo una piccola sosta prima di attaccare la cima.
Giunti al passo Brogles (2119 m) la vista si apre sul Sassolungo e sull'alpe di Siusi, parzialmente nascosti da cupe nubi.
Dal passo seguiamo il sentiero 35 in direzione ovest, ad un certo punto cominciamo a salire faticosamente in campo aperto verso la nostra cima.
Alla spicciolata arriviamo sui 2298 metri della Laite Va Piz , ma ci stiamo ben poco perché spira un vento micidiale e il cielo si è coperto, decidiamo quindi di scendere a pranzare alla malga.
Poco prima di arrivare alla malga cominciano a cadere i primi fiocchi di neve, in questo inverno magro sembra quasi un miracolo! Mangiamo qualcosa, facciamo due chiacchiere e poi scendiamo per la stessa via dell'andata.
Giunti al parcheggio ci diamo appuntamento alla prossima gita a suon di birra, caffè e brulè a volontà.


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